Falsità e luoghi comuni sui giovani genovesi

Falsità e luoghi comuni sui giovani genovesi
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a cura di Chiara Ragnini
GENOVA, 30 Agosto 2005
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Sfogliando le pagine del Secolo XIX di questa mattina (30/8/2005), non avrei mai pensato di trovare una sorpresa tanto amara. Non vi anticipo nulla, ma vi invito a leggere le righe che seguono: altro non sono che la lettera che ho appena inviato al Secolo, con grande speranza che venga pubblicata. E se non sarà così, almeno voi, cari lettori di GT, saprete cosa ne penso.

"Buongiorno, vi scrivo in seguito alla pubblicazione dell'articolo dedicato ai giovani, "Questa città non ci aiuta a seguire i nostri sogni" (pagina 17), firmato da Silvia Pedemonte. Sono una dei "ragazzi genovesi" che, secondo la cronista, sognano più discoteche, meno centri sociali, più volontariato e, soprattutto, più spazi internet, libri e musica.

Leggendo le prime righe dell'articolo, melodrammatiche e volutamente patetiche, mi sono chiesta se fosse tutto un brutto sogno ma, ahimè, non è così. I giovani genovesi sono stati dipinti come "ragazzi spaesati come il loro muoversi senza una meta fra i negozi della Fiumara", che, frustrati, cullano sogni "di ballerine e musicisti, volontari e studiosi. Sogni ed esigenze di ragazzi, nella città degli anziani."

Mi chiedo se la signora Pedemonte abbia mai provato a guardare oltre le apparenze. Come si può generalizzare in questo modo, giocando su un argomento talmente delicato come la "vita giovane" a Genova? Dall'articolo, un profano potrebbe dedurre che tutti i ragazzi genovesi non aspirano altro che ad "una discoteca come si deve", "un grande spazio dove navigare in internet e sfogliare libri", come se Fnac, Mondadori e Feltrinelli, senza contare tutte le piccole librerie del centro e del resto della città, non fossero sufficienti.

Nell'articolo non si è accennato minimamente al lavoro che numerose associazioni genovesi stanno svolgendo per creare una rete di comunicazione globale, relativamente alla musica e ad eventi legati all'arte alla cultura. Pensate ai ragazzi di Disorderdrama e ai quasi mille concerti che organizzano all'anno (www.disorderdrama.org); alle associazioni cultural-musicali, come Metrodora, il Louisiana Jazz Club, il GoaBoa, la Psycho; alla redazione di Genovatune (www.genovatune.net) che promuove più di duecento gruppi musicali, nonchè i circa 80 locali sparsi per la città. E con ottanta locali, che propongono dal jazz al rock, dall'hip hop alla dance, dall'indie al punk, c'è ancora qualcuno che ha il coraggio di affermare che questa città non offre nulla ai giovani?

Come se l'alienazione mentale (perchè una discoteca è alienazione mentale) contasse più della creatività, dei più di duecento gruppi musicali sparsi tra genova e provincia (fate due conti: duecento gruppi, formati in media da 5 componenti fa la bellezza di circa mille giovani NON interessati alle discoteche)?

Provate a visitare anche questo, di sito: www.thisisgenova.com, una sorta di protesta contro chi continua ad affermare che Genova non offre nulla. Se date un'occhiata alle fotografie, noterete una certa "felicità" nei volti dei giovani ritratti, a conferma del fatto che, se c'è informazione, a Genova si sta benissimo.

Perchè, cara redazione, quello che manca non sono gli spazi, come si vuol fare credere. Gli spazi ci sono, eccome. Le iniziative anche. Manca la cosa fondamentale: far sapere alla gente la presenza di tutto questo. Ed è compito di testate come la vostra, informare. E invece di informare cosa fate? Pubblicate un articolo che trabocca di falsità e luoghi comuni.

I giovani genovesi non sono quelli ritratti nel vostro articolo.
Per nostra immensa fortuna."

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