
Come sempre al Goa-Boa gruppi sconosciuti, emergenti ed affermati si alternano sullo stesso palco. La prima serata prevede tra gli artisti i Sikitikis. Dopo la loro esibizione Diablo, il cantante, mi concede un’intervista che ha l’aria di una serena chiacchierata.
Sikitikis è un nome curioso, come è nato? Cosa significa?
DIABLO: Il termine Sikitikis è composto da due parole sgrammaticate per poter ottenere l’effetto palindromo: siki, dall’inglese sick, e tiki. Tiki è una divinità polinesiana che rappresenta i primi uomini sulla Terra. Tiki è il dio della fertilità e viene spesso rappresentato come un uomo con la testa dalla forma fallica. Il richiamo ai primi uomini sulla Terra rimanda ad un immaginario degli anni 50 60 legato alla musica exotica e lounge.
Il vostro album s’intitola “Fuga dal deserto dei Tiki”, puoi spegarmene il significato?
DIABLO: Vuole intendere una fuga da quell’area sociale nella quale il proprio immaginario non dipende da noi stessi. Rappresenta un invito a riappropriarsi di sé stessi, a ragionare consapevolmente senza seguire un’idea imposta dall’esterno. Fuga dal deserto dei Tiki significa acquistare cognizione di causa, essere gli unici artefici della propria inventiva, creatività, pensiero.
Voi provenite da arre musicali molto differenti, come è nata la vostra collaborazione? Qual è il punto d’incontro?
DIABLO: Il punto d’incontro è il cinema, soprattutto il cinema vintage italiano. Abbiamo tutti un forte interesse per le colonne sonore. E’ qui che abbiamo trovato la nostra unione ed è nato un progetto al servizio della musica. Ovviamente si sente l’influsso delle diverse aree musicali da cui proveniamo. E’ stato necessario trovare l’equilibrio che ora sussiste. L’importante è che ognuno abbia il proprio ruolo.
Nella vostra line up sono assenti le chitarre, scelta insolita, come mai?
DIABLO: Inizialmente non abbiamo trovato un chitarrista. Abbiamo iniziato ugualmente a suonare continuando a cercare una chitarra, ma non trovavamo nessuno che ci soddisfacesse, che rientrasse appieno nelle nostre esigenze e nello spirito del gruppo. Così abbiamo smesso di cercare ed abbiamo iniziato a trovare soluzioni per rendere il basso una chitarra, o qualcosa di simile. Tutto questo è stato emozionante, sia al momento dell’incisione del disco, che durante la tournèe. Ma tutto è emozionante.
Nelle tue esibizioni live usi un microfono piuttosto particolare, raccontacelo!
DIABLO: Il microfono che uso si può definire piuttosto samuelistico anche se l’intenzione che mi ha spinto ad usare questo tipo di microfono non è certo quella di imitare in qualche modo Samuel (si riferisce a Samuel dei Subsonica, n.d.r.). E’ composto da due parti: un microfono pulito, come quelli che si usano normalmente, gestito dalla regia ed un ballacchino da camionista che potrà costare 8 mila lire, nemmeno euro, lire. Questo secondo microfono lo gestisco direttamente io dal palco. Serve a dare un suono più sporco e a creare effetti sonori che ricordano quelli cinematografici cui ci riferiamo ed ispiriamo.
Voi siete la prima produzione di Casasonica, la casa di produzione di Max Casacci, chitarrista dei Subsonica. Come è nata questo progetto?
DIABLO: Conosciamo Max da cinque anni. Ci ha sentiti suonare e ci ha trovati interessanti. E’ nata così una collaborazione a distanza. E’ stato lui che ha voluto che fossimo la prima produzione di Casasonica. Abbiamo registrato il disco e ci siamo trasferiti a Torino. Non è male vivere lì. E’ un cambiamento, ma la città è molto aperta e stimolante musicalmente parlando.
Vi abbiamo visti lo scorso 21 maggio aprire il concerto dei Subsonica, come avete percepito il pubblico genovese? E come è nata la vostra partecipazione a Goa-Boa?
DIABLO: L’apertura del concerto dei Subsonica è stata sorprendente. Non ci aspettavamo tanto calore. In fondo stavamo aprendo il live dei Subsonica e noi non siamo conosciuti. Pensavamo di non essere accolti con molto entusiasmo ed invece il pubblico ha risposto.
Per quanto riguarda il Goa-Boa, ci tenevamo a partecipare. Certo suonare a quest’ora con poco pubblico non è il massimo, ma è un’esperienza (hanno sonato per secondi la prima serata, n.d.r.). Volevamo esserci, e comunque è una vetrina importante.
In questo tour di promozione avete avuto l’opportunità di suonare in varie città, rispetto a queste come vi relazionate con Genova?
DIABLO: Avvertiamo Genova come una città di confine perché è una città di confine. Forse anche per questo c’è una buona cultura musicale. In confronto a Torino è meno sviluppata, ma questo è dovuto al fatto che Torino è una città davvero molto aperta e stimolante a livello musicale. Abbiamo conosciuto i Meganoidi ed anche loro sono dell’idea che Genova sia piuttosto aperta, che le persone siano ricettive. Inoltre Genova ha dato i natali a cantautori di altissimo livello. Noi nutriamo una profonda passione per la dimensione cantautorale. Hanno scritto le canzoni più belle.
Nel vostro disco si può ascoltare la cover di “L’importante è finire” di Mina, come è nata l’idea di riproporre questa canzone?
DIABLO: L’idea era quella di fare una cover che rappresentasse quell’area di canzoni anni 70 cui noi facciamo riferimento. Non era necessario scegliere quella canzone di Mina. Potevamo benissimo proporre una canzone di Tenco, Paoli, della Vanoni... Abbiamo privato a suonare “L’importante è finire” e appena l’abbiamo suonata abbiamo pensato “Viene proprio bene!” e così abbiamo deciso di proporre questa canzone. Ripeto, poteva essere un’altra, ma visto che la cover di Mina suonava proprio bene…Mina è la più grande cantante launge italiana insieme alla Vanoni.
Ed ora? Quali sono i vostri progetti futuri?
DIABLO: Tante tournèe. Suonare, suonare, suonare. Amiamo suonare live, il confronto con il pubblico. Questo è fare musica. Ci aiuta a migliorare, aumenta l’entusiasmo. Poi a settembre uscirà il nuovo singolo che è appunto “L’importante è finire”.
L’intervista è terminata, io e Diablo ci salutiamo dopo aver scattato una foto ricordo con il pesciolino del Goa-Boa come sfondo. Più tardi avrò modo di scambiare qualche parola anche con il resto del gruppo. Quello che emerge in modo spudorato ed invadente è sicuramente l’entusiasmo che hanno questi ragazzi. Sono felici di suonare, di riuscire a proporre la loro musica. L’euforia è contagiosa. Per il resto possono piacere oppure no, potranno avere fortuna o scomparire, questo non è dato sapere. L’entusiasmo e la passione per quello che fanno non può però non essere stimato. Personalmente auguro loro tanta fortuna. L’ultima parola spetta inevitabilmente agli ascoltatori.

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