Simone Cristicchi: La vera rivoluzione? Essere se stessi

Genovatune incontra l'artista più interessante del panorama attuale italiano, dal vivo in città a settembre

Simone Cristicchi
© www.myspace.com/cristicchi

a cura di Michele Savino
GENOVA, 10 Settembre 2006
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Genovatune è lieta di presentarvi Simone Cristicchi, una delle personalità più interessanti all'interno del panorama musicale italiano, che Genova avrà il piacere di ospitare Lunedì 11 Settembre, presso la Festa dell'Unità, per un live che si preannuncia gustosissimo. Lanciato dal tormentone "Vorrei cantare come Biagio", l'eclettico cantautore romano ha intrapreso un percorso a cavallo tra musica, teatro e...fumetti. Ecco il resoconto del nostro incontro telefonico.

Ciao Simone, dato che noi siamo il portale della musica a Genova, non posso cominciare che chiedendoti se conosci la nostra città, l'hai mai visitata?

Si certo, io adoro Genova! L'ho visitata più volte, ho diversi amici e collaboratori nella vostra città. Amo soprattutto la parte dei caruggi, il centro storico. Recentemente ho partecipato al BE YOU Festival assieme a Negramaro e Bandabardò e due dei miei ultimi concerti sono stati a Recco e Ospedaletti...sono stato anche in vacanza a Bogliasco!

Nelle tue interviste citi De André tra i tuoi ispiratori...

Si, De Andrè è stato un maestro per me. Quando è morto, non lo nego,mi è scesa la cosiddetta "lacrimuccia"...sono molto affezionato alla sua musica e per me è stato come se fosse morto un padre. Assieme a De Gregori e Fossati, (che anche lui è di Genova) è stato uno dei miei padri, dei padri che mi hanno insegnato ad apprezzare la bellezza della poesia.

Uno dei bersagli polemici del tuo album d'esordio sono i "Fabbricanti di Canzoni". Agli inizi della tua carriera quando volevi imporre il tuo stile, cosa ti veniva rimproverato più spesso?

Mi rimproveravano di essere chiuso nel mio mondo, di non accettare i compromessi dell'ambiente discografico...rimproveravano alle mie canzoni di essere poco radiofoniche. I discografici, come gli addetti delle radio, lavorano con dei criteri molto ristretti e pensano che pianificare le canzoni, come se fosse un'operazione da fare con la calcolatrice, possa creare prodotti in grado di piacere alla "massa". La massa viene intesa spesso in senso dispregiativo, sottovalutandone le capacità intellettive. Io credo invece che gli ascoltatori abbiano un intuito forte e sappiano riconoscere la musica autentica da qualcosa di pianificato a tavolino.

Come ti sei fatto conoscere agli inizi? E' più importante suonare dal vivo con frequenza o cercare contatti con gli addetti ai lavori?

Il live serve molto perché ti permette di avere un riscontro immediato della tua presenza scenica e dello spettacolo che intendi proporre. E' importante cercare di esibirsi davanti a degli sconosciuti, perché spesso, quando cominci, il tuo pubblico è composto esclusivamente da amici e conoscenti, quindi è facile strappare un applauso a persone che ti conoscono e che hanno un vincolo emotivo con te. Allo stesso tempo è importante confrontarsi con gli addetti ai lavori ma con persone sincere che prendono la discografia come una missione. È meglio un consiglio spassionato a volte, perché spesso le certezze dell'artista vengono stroncate dalle leggi del mercato.

"Studentessa universitaria, triste e solitaria"...un brano molto suggestivo che non mi stupirei di ritrovare in qualche antologia di letteratura tra qualche anno. Ci puoi raccontare com'è nata?

Questa canzone è nata dalla mia esperienza di vita. Io ho fatto l'università ed ho conosciuto diverse studentesse fuori sede, in particolare una che veniva dalla Sicilia e che mi ha ispirato questo brano. Volevo mettere a fuoco il contrasto tra le sue radici del sud, tutte le tradizioni che emergevano dai suoi racconti e la realtà metropolitana di una città come Roma. Sono stato in tour in Sicilia e ho potuto vedere di persona le processioni, la religiosità, la cucina, le donne vestite di nero...ecco, "Studentessa" vuole essere un acquerello dello scontro tra questo ambiente e la realtà delle metropoli.

Lunedì sarai in concerto alla Festa dell'Unità. Cosa dovrà aspettarsi il pubblico, un concerto dall'impianto pop o qualcosa di più affine alle tue esperienze teatrali?

Il concerto sarà una via di mezzo tra le due cose: estrapoleremo dei brani recitati, piuttosto forti da CIM (Centro d'Igiene Mentale, lo spettacolo teatrale che Cristicchi ha scritto ed interpretato basandosi sulla sua esperienza di volontario NdR) ma vogliamo anche che il pubblico si diverta, vogliamo farlo entrare nel mio mondo, stravolgendo anche alcuni brani celebri come "L'italiano" di Toto Cotugno e "I will survive" di Gloria Gaynor che riproporremo in versione country.

Se dovessi dare ad un ventenne una motivazione per accostarsi a Sergio Endrigo, cosa diresti?

Direi che è uno dei padri della canzone italiana. Farei ascoltare due, tre canzoni, ognuna di una diversa fase della sua carriera ... una canzone d'amore come "Io che amo solo te", dal carattere sentimentale, una canzone come "Via Broletto 34" del suo periodo francese ed una di quelle canzoni che ha scritto per i bambini assieme a Gianni Rodari "Ci vuole un fiore", esempio di come la musica d'autore abbia saputo raggiungere anche i bambini. Oggi questo non succede più, purtroppo.

Si ma i bambini le tue canzoni le cantano...

Si, ma le cantano semplicemente perché sono orecchiabili. Si fermano ad un certo livello nella comprensione, non penso ne afferrino il significato totale.

Oltre alla musica, c'è un lato meno conosciuto della tua creatività che riguarda le arti figurative.. sei stato allievo del grande fumettista Jacovitti: pensi che prima o poi i tuoi fans potranno conoscere questa altra tua dimensione artistica?

Nel febbraio 2007 uscirà un libro in cui racconto le storie di alcune persone malate di mente e che seguirà la prosecuzione del tour di CIM. Girerò per i manicomi italiani e tornerò anche a Genova. Di questo libro curerò anche l'aspetto grafico, inserendo i miei disegni.

Ultima domanda di rito. Cosa suggerisce Simone Cristicchi al cantautore emergente genovese che ti sta leggendo in questo momento?

Un consiglio spassionato? Oggi la vera rivoluzione è essere se stessi. Affermare la propria personalità la propria unicità.

Grazie per la disponibiltà e la bella chiacchierata!

Grazie a voi, ci vediamo al concerto!

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