Dolcenera: La musica? Una continua sfida con me stessa

Razionalità ed emotività, grinta e timidezza: questa la formula vincente per la cantautrice salentina

Dolcenera
© www.myspace.com/dolceneraofficial

a cura di Michele Savino
GENOVA, 25 Settembre 2006
Invia a: del.icio.us
Articolo letto 7651 volte

Razionalità ed emotività, grinta e timidezza: sarà custodita in queste doti, solo apparentemente inconciliabili, la formula magica del successo di Dolcenera? Rivelazione del Sanremo 2003, vincitrice di Music Farm e pronta a varcare i confini nazionali con un album per il mercato estero, la giovane cantautrice salentina si racconta ai nostri microfoni, in occasione della tappa genovese del "Welcome Tour 2006".

Cara Dolcenera, dato il tuo nome d'arte e la città in cui ci troviamo, non posso fare a meno di cominciare l'intervista parlando di Fabrizio De André. Qual è la caratteristica che più apprezzi della sua scrittura?

Di Dé André apprezzo la ricerca e la libertà, la ricerca letteraria continua, il trovare parole che ti diano emozione, parole messe in che modo poi!

Parliamo degli anni della "gavetta": sei stata front-woman di diversi gruppi, corista di artisti affermati, hai prestato la tua voce a jingle pubblicitari: c'è stato un episodio che ti ha fatto pensare "ce l'ho fatta"?

No, non c'è stato un momento in cui ho pensato di avercela fatta, mi sono sempre sentita in ballo. Nemmeno quando ho vinto SanRemo nel 2003. Se pensi al fatto che molti giovani pensano a diventare delle star...per me è' sempre una ricerca, come quella di cui parlavo a proposito di De André, una continua sfida con me stessa. Mi sono resa conto di poter dare delle grosse emozioni attraverso la mia voce e le mie canzoni alla fine della Music Farm. Più che di avercela fatta, ho preso coscienza del mio talento quando ho scritto “Sorriso Nucleare”, la mia prima canzone “seria” in cui parlo dell'abbraccio di una mamma alla figlia malata a causa del nucleare. Ho tratto questa canzone da un racconto che scrissi all'epoca di Chernobyl: parlare di un argomento simile in maniera liberatoria mi ha fatto capire di avere del talento.

Quanto è importante il rapporto con il mondo degli addetti ai lavori ed in che modo il tuo produttore (Lucio Violino Fabbri, già collaboratore della PFM, tra gli altri) ha influenzato la tua crescita artistica?

Più che influenza, gli addetti ai lavori mi hanno fornito tanti specchi sul mercato, ti fanno capire le regole del gioco, però nessuno ha influenzato la mia creatività, che rimane una ricerca, un evolversi, un percorso interno.

Già nel brano di Sanremo 2003 “Siamo tutti là fuori” erano presenti alcuni accenni alla tradizione musicale del Salento, tua terra d'origine: pensi in futuro di approfondire questi legami o di mantenere un approccio rock?

Ogni tanto sono presenti delle ritmiche popolari, ma non penso che mi metterò mai a fare delle mazurche, che forse sono più emiliane (ride). Ci sono due aspetti opposti della musica del Salento che mi affascinano: l'influenza ritmica della pizzica ed alcune melodie evocative, quasi senza ritmica, come ad esempio “Lu rusciu de lu mare”, un canto libero di fronte al mare. Nella mia musica comunque deve rimanere un anima rock.

Hai presentato recentemente al pubblico tedesco un'edizione speciale del tuo album “Un mondo perfetto”. Com'è stato porsi di fronte ad un pubblico diverso rispetto alle classiche mete estere degli artisti italiani (Spagna, Sud America) e culturalmente distante rispetto a noi?

Quando sono stata in Germania ho notato una grossa apertura nei miei confronti. Il pubblico mi ha ascoltato con il cuore, senza pregiudizi. Temevo di non riuscire a comunicare per colpa della lingua ma durante i concerti, con solo due parole prima di ciascun brano in inglese (che lì è molto diffuso, lo parlano tutti) sono riuscita a farmi capire ugualmente. Dopo l'esibizione venivano persone a dirmi che l'emozione era arrivata attraverso lo sguardo, il corpo i movimenti. Sono riuscita ad infrangere la barriera linguistica..è la musica ad avere questo potere, questa capacità di regalare un emozione, di andare oltre.

I tuoi testi ed alcuni avvenimenti che ti hanno vista protagonista (penso alla visita al Carcere Minorile Casal del Marmo) testimoniano una coscienza sociale e politica che va oltre ogni slogan ed atteggiamenti “di maniera”. Secondo te qual è il rapporto tra il messaggio artistico e la politica?

La musica non ha partiti ma dentro la musica si esprimono dei messaggi di denuncia personale che in un certo senso lo diventano. Se un personaggio pubblico ha un'idea in campo sociale diventa una voce grossa che lo esprime, poi chi ascolta può aderire o controbattere. Ma la musica in sé è apartitica, esprime opinioni. Come tutte le altre forme d'arte ha una coscienza sociale, deve avercela...su certi temi è bene riuscire a “mettere il tarlo” in chi ti ascolta!

Passiamo ad argomenti più “leggeri”: “Dolcenera canta il cinema” prima e “In fondo alla notte poi”...non posso fare a meno di chiederti quali siano le tue preferenze in fatti di cinema!

Al Pacino...e poi, Sofia Loren ed Anna Magnani. Queste donne dall'espressività allucinante!

Qual è la caratteristica che ogni emergente desideroso di farsi strada nel mondo della musica dovrebbe avere?

E' necessario essere coerenti e soprattutto avere molta autocritica. E confrontarsi, ascoltare le canzoni degli altri, riprodurle con il proprio strumento. Studiare a fondo i grandi successi e carpirne i trucchi del mestiere. Brani come “Let it Be” o le canzoni dei Doors sono degli esempi. E' necessario conoscere la musica degli altri e anche prestare attenzione agli altri strumenti che non suoni. Oltre all'autocritica è necessaria la follia quando ti esibisci e quando scrivi. Se sei totalmente razionale non scrivi tanto. Lasciarsi andare totalmente in fase di scrittura. Questa capacità è anche insita nel carattere, il riuscire a raggiungere uno stato di trance sul palco. Se sei troppo razionale finirai con il costruire musica troppo cerebrale, costruita. La razionalità serve a mantenere i piedi per terra. Io ad esempio sto finendo Ingegneria... Per quanto riguarda i contatti bisogna cercare persone che lavorino in maniera onesta, aiutandoti a preparare dei provini. Oggi con il computer puoi fare anche tutto da solo...prendi una parte di batteria e la metti lì...anche questo però a patto di avere le conoscenze adeguate.

Una curiosità: come mai hai scelto Ingegneria?

Per sfogare la mia parte razionale.

Bene, siamo giunti alla fine. Concludi pure l'intervista come vuoi!

Dato che siamo a Genova volevo dirti che oltre al trio che mi accompagna (basso, chitarra e batteria) ci sarà anche un quartetto d'archi composto da musicisti genovesi e liguri. Si chiamano GNU Quartet e ho collaborato con loro anche nella trasmissione di Andrea Pezzi “Il Tornasole” andata in onda questa primavera. Assieme a loro, verso la metà del concerto ci sarà un momento dolce, in contrapposizione al resto del concerto, più basato sulla mia anima rock.

Nessun commento inserito | Inserisci un commento

Sito ufficiale
Myspace

Nessun commento inserito

Inserisci un commento