
Negli ultimi mesi Simone Cristicchi ha realizzato un documentario sugli ex ospedali psichiatrici e sui centri diurni d'Italia (tra Roma e Genova), nonchè un libro, sempre sullo stesso tema, al fine di sottolineare l'importanza della realtà del disagio mentale e per comprendere quanto sia labile il confine tra follia e "presunta" normalità. Dvd documentario e libro, intitolati "Centro di Igiene Mentale", usciranno tra febbraio e marzo 2007 rispettivamente per Sony Bmg e Mondadori Editore.
Questo lavoro vuole essere il completamento dello spettacolo "C.I.M. Centro di Igiene Mentale" che Simone Cristicchi porta in scena già da un anno, con un'opera di continuo aggiornamento e approfondimento, e che sarà a Genova martedì 30 Gennaio, presso la Sala Govi del Teatro della Gioventù.
Si tratta di uno spettacolo molto particolare ed emozionante, basato sull'esperienza che Simone Cristicchi ha avuto per tre anni come volontario in alcuni centri diurni romani, nonchè su approfondite ricerche bibliografiche sul tema.
Simone è passato, nel suo viaggio, anche per l'ex ospedale psichiatrico di Genova Quarto, e Genovatune ha deciso di incontrarlo personalmente, per fare quattro chiacchiere su questo importante lavoro che ha deciso di affrontare. Leggete, di seguito, l'emozionante intervista che ci ha rilasciato.
Che cosa ci fa Simone Cristicchi in un luogo come questo?
Tutto nasce da due anni e mezzo di volontariato in diversi CIM (Centri di Igiene Mentale) a Roma. Passavo le mie
giornate insieme ai cosiddetti "matti": io li chiamo affettuosamente matti, ma non c'è niente di dispregiativo. Ho
imparato molto da queste persone, molto più di quanto io abbia insegnato a loro. Io li aiutavo a disegnare,
leggevamo, scrivevamo, suonavamo. Questa esperienza mi ha segnato profondamente nell'animo e nella mia
sensibilità, tanto che quando ho avuto modo di poter fare qualcosa ho deciso di creare questo spettacolo,
intitolato appunto CIM: riferito al mondo, però, non soltanto a quelle persone.
E' nato dunque questo spettacolo: ho fatto circa cinquanta date in giro per l'Italia ed è stato un momento
abbastanza difficile. La gente mi conosceva per Vorrei cantare come Biagio, Studentessa Universitaria o Che Bella
Gente, perciò, venendo a vedermi, si trovavano davanti ad uno spettacolo teatrale, dove io, più che cantante o
cantautore, ero e sono un narratore di storie: racconto semplicemente quello che ho visto, come si viveva a
contatto con queste persone.
Durante il tour estivo ho visitato in Calabria un paese con all'interno un manicomio quasi più grande del paese
stesso: mi sono trovato a stare in un posto assurdo, il manicomio, posto che oggi non esiste più, ed ero curioso
di sapere cosa accadeva, nemmeno tanti anni fa, alle persone che venivano "segregate". Sono venute fuori storie di
segregazione, appunto, storie che potremmo definire un vero e proprio crminie umano: il malato mentale, a volte,
veniva trattato peggio di un carcerato.
Siamo partiti da Roma, per questo progetto, facendo tappa poi a Volterra, Siena, Pistoia, Firenze, poi qui, a
Quarto e Cogoleto. Io vado alla ricerca di testimonianze da parte delle persone che hanno vissuto in questi
luoghi: pazienti, ex pazineti, infermieri, psichiatri, anche la gente comune che. in qualche modo, ha vissuto
quegli anni, gente che racconta con semplicità ciò che era quel periodo.
Si parla spesso dei campi di sterminio nazisti ma, i giovani spesso non lo sanno, in italia noi avevamo i
manicomi: simili, per certi versi, non con quella violenza, certo, ma c'era gente trattata come bestie, gente
abbandonata anche dalle persone normali. Parenti che si volevano liberare di un fratello scomodo, donne che
finivano qui perchè un illecito amore le aveva rese madri e, per vergogna, venivano rinchiuse, o semplicemente
bambini che non avevano nessuno, bambini nati orfani e messi qui, in un'ala apposita adibita agli orfani, i quali
poi crescevano e, da orfani, la carriera li faceva divenire automaticamente malati di mente: c'è stata gente che è
nata ed è morta qui ed ascoltare queste storie ci fa pensare quanto sia stata crudele la società nei confronti di
queste persone.
All'interno del documentario ci sono diversi capitoli, uno dei quali si intitola Musica e Follia, con interviste a
musicisti e cantautori con cui ho avuto modo di chiacchierare sull'argomento, cercando un raccordo tra il
musicista e il folle, che in alcuni casi si assomigliano molto: sono spiriti liberi, la musica, in fondo, è
improvvisazione. Ho intervistato Vinicio Capossela, Samuele Bersani, Morgan, Niccolò Fabi; ho incontrato Alda
Merini, la più grande poetessa italiana vivente, che ha vissuto, purtroppo, diversi anni in manicomio. Ecco come
cambia poi la vita, le beffe del destino..
Non solo visito questi edifici fatiscenti e decadenti, ma anche i centri diurni, come quello dove ho lavorato io,
facendo un confronto fra quello che è il passato e il come viene affrontato invece il problema oggi; devo dire che
è meraviglioso il lavoro che viene fatto ai giorni nostri, grazie anche alla legge 180, rivoluzionaria, a suo
modo.
La cosa più bella è indubbiamente il contatto con i "matti", che a volte rispondo alle mie domande in maniera
disarmante, con delle illuminazioni, e lì ti viene da pensare "Va a finire che il cosiddetto scemo sono io e lui
ha capito tutto". Sono cose emotivamente forti da vivere: parlare con persone che, nonostante il dolore che hanno
vissuto, sono ancora capaci di raccontartelo. E' difficile perchè molti tendono a rimuovere quel periodo, a non
volerne parlare e, nel momento in cui ne parlano o, semplicemente, ti guardano, queste loro facce comunicano molto
più di tante parole inutili.
Mi piacerebbe portare questo documentario nelle scuole, non tanto perchè io mi senta di insegnare qualcosa a
qualciuno, ma perchè penso che il mio approccio, quello di musicista e cantautore, sia più facile da seguire che
quello giornalistico o medico all'argomento: credo sia un gancio per avvicinare le giovani generazioni, che non ne
sanno nulla, come io stesso non ne sapevo nulla, a quello che è stato il manicomo.
Ho intervistato anche bambini sull'argomento, cosa che è considerata in un certo senso un tabù.
Certo, si pensa che sia meglio preservare, in qualche modo, il bambino da certi argomenti "forti". Potrebbe
esserci, però, un collegamento fra quello che è il mondo del "matto" e quello del bambino, semplicemente perchè in
entrambi i casi mancano determinate infrastrutture mentali..
Si, il bambino spesso si paragona al matto: il bimbo dice parole che l'adulto non è più capace di dire e lo stesso
fa il matto, guardando il mondo da una prospettiva molto diversa dalla nostra e a volte molto più interessante.
Questo progetto nasce in seguito alla tua esperienza di volontariato presso il C.I.M. di Roma: com'è nata
invece questo tua scelta di volontariato?
E' nata in maniera casuale, ossia per il servizio civile. Da lì ho proseguito volontariamente, anzi, mi hanno
riacchiappato per i capelli, come si dice a Roma. A volte fare l'operatore non è una cosa facile, a stare otto ore
al giorno a contatto con questo mondo cominci a parlare come loro, ad avere dei tic, anche se lo fai in maniera
involontaria. Conosco casi di miei ex colleghi che sono dovuti ricorrere all'aiuto di uno psicologo, ce lo
raccontava prima anche un infermiere che ha lavorato qui per vent'anni.
A Marzo uscirà anche un libro che raccoglie sia il diario di questo viaggio che tutti i monologhi del mio
spettacolo, i racconti, e delle lettere ritrovate al manicomio di S.Girolamo, a Volterra, lettere che per legge
non potevano essere spedite: il ricoverato cercava di comunicare con l'esterno ma questo gli veniva vietato
intenzionalmente. Queste lettere venivano prese ed inserite nelle cartelle cliniche, anzichè essere spedite: i
pazienti non dovevano avere contatti con l'esterno e viceversa. Pensate che dramma. In queste lettere meravigliose
si sente proprio la lucidità di molti di loro, che sapevano in che condizioni stavano, denunciavano gli abusi.
Io recito alcune di queste lettere durante il mio spettacolo: semplicemente leggendole ti trasmettono molto, ti fanno capire tante cose, anche
nella loro semplicità. Ci sono errori grammaticali e disegni, pensieri. Mi viene in mente una frase in particolare: "Prendete il telescopio,
misurate le distanze e guardate tra me e voi: chi è il più pericoloso?". Ci sono delle illuminazioni, cose che fanno
riflettere: sono più pericololso io o tu chem i reputi al pari di un animale?
Ci spostiamo da quello che è questo tema a quello del rapporto matto-artista: quanto questo
tema continuerà ad essere presente nelle tue composizioni?
Continuerò ad interessarmi a questa cosa fin quando avrò l'attenzione per farlo, fin quando se ne potrà parlare.
Con il tour del CIM mi sono accorto di come esso generasse emozioni molto forti nel pubblico: ci sono state persone che alla fine si sono commosse,
che hanno pianto nel finale dello spettacolo e questo mi ha spinto a continuare. Molta gente viene per ascoltare
le canzoni e la musica e si ritrova coinvolta in un viaggio emotivo profondo. Ci
saranno altre canzoni dedicate a questo, ci sarà un libro e la tournè teatrale.
Per quanto riguarda il nuovo album, a che punto è?
Sto componendo solo le musiche, per ora, ma sono a buon punto. Questo lavoro mi sta togliendo tanto tempo e gli dedico tutto
me stesso. L'album spero sia pronto per Marzo, al più la primavera prossima. Stilisticamente sarà variegato come il primo:
non mi piace legarmi ad un unico genere, mi piace spaziare e continuo a farlo. E' un
rischio, perchè amgari nessuno riesce a catalogarti in un unico genere, non sei "marchiato", però è positivo in quanto non
stanca a livello di ascolto.
Un'ultima domanda quasi di rito: come si svolge il tuo processo creativo?
In genere parto dal titolo, cercando di racchiudere in esso quello che sarà il testo. Parto da un modo di dire, una frase.. poi
l'ispirazione non si sa da dove viene, è come una follia, nessuno la sa spiegare, neanche gli psichiatri (sorride, NdR). Le idee hanno
qualcosa di magico: ciascuno ha una sua sensibilità e sviluppa il proprio talento in modo da captare le idee che più si
confanno al proprio percorso.
Grazie a Simone per la sua disponibilità. Appuntamento, dunque, Martedì 30 Gennaio presso il Teatro della Gioventù, per toccare "con mano" l'esperienza raccontataci dal giovane cantautore romano.

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