
Federico Sirianni è uno di quegli artisti di cui non ti scordi facilmente. Uno di quelli per cui ti trovi spesso a chiederti quanto di vero ci sia nelle sue affermazioni e quanto, invece, faccia parte di un suo immaginario fatto di sogni, immagini e gin. Un artista che non ama paragoni e che, se ne azzardi uno, sornione ti sorride spiegandoti che il cappello lo ha indossato lui per primo (andando avanti nella lettura, capirete). Ma è giusto così. Perchè, alla fine, Federico non è paragonabile a nessuno.
Sirianni ha viaggiato molto, nella sua vita: nasce a Genova "in un taxi, in una zona periferica della città" e vi resta per molto tempo, immerso nella difficile realtà dei vicoli, dove "il predicatore Ceccon diceva messa alle quattro del mattino davanti alla locanda, Padre Max barcollava cantando di cattedrali, liquori d'erbe e lune perse, Mr.Sinclair insegnava inglese alle puttane per quattro gin-tonic all'ora" e la movida del venerdì non esisteva ancora.
In questo ambiente scrive le sue prime canzoni, testo e musica, prima l'uno e poi l'altro o viceversa, e non importa perchè "in genere vengono prima tre cocktail martini, il resto segue abbastanza naturalmente".
Vive a Genova, dunque, ma non solo: il suo lungo viaggio (interiore?) lo porta a conoscere e convivere con realtà eterogenee e per questo intriganti, fra Roma, Milano, Parigi, Pennabilli, Sofia, Yalta e, infine, a trovare dimora a Torino, dove vive stabilmente da diversi anni.
Federico Sirianni ha composto, finora, settecento canzoni e pubblicato due dischi, di cui l'ultimo uscito nei negozi il 12 gennaio scorso, dal tagliente titolo Dal basso dei cieli, successivo al suo primo lavoro discografico, Onde Clandestine. Un lungo viaggio, anche in questo caso, come si legge dalla presentazione alla stampa.
Genovatune ha preferito, però, farsi raccontare qualcosa di più dal diretto interessato, per conoscere meglio questo istrionico cantautore, ancora oggi in cerca di "un tight d'occasione taglia 54 e una sedia rotelle".
La parola all'autore: definisci "ad immagini" la tua ultima opera. Si distacca molto dal tuo lavoro precedente, Onde Clandestine, o possiamo inquadrarla come un prosieguo del primo disco?
No, è un disco molto diverso, anche se qualche rimando alle atmosfere di Onde clandestine lo si trova. E' un viaggio che parte dai Balcani e arriva al vecchio west, s'incontrano luoghi immaginari e storie di zingari, cowboys, coriandoli, circhi fantasma, amori impossibili e perduti, camionali di periferia, chioschi e tangenziali. Il tutto annegato in una vasca di champagne e petali di rosa. Non so se riesco a rendere l'idea, ecco.
Nella tua biografia si legge che nel lontano 1993, quando ti chiamò Amilcare Rambaldi per la partecipazione al Premio Tenco, a Sanremo, ti sentisti, in quel momento, un "vero cantautore, ma durò poco": oggi come ti definiresti?
Mi definisco un raccontatore di storie che ha la fortuna di poter utilizzare la musica per vestirle in maniera migliore. Il Tenco mi ha scoperto molto giovane, forse troppo e probabilmente, anche per colpa mia, la strada non è stata così in discesa come pensavo. Mi sono incagliato come uno steamboat, un battello a vapore, in una palude del Mississipi, e ho fatto amicizia con gli animali del luogo, insetti, coccodrilli, locuste. Poi sono riuscito a uscirne e mi sono rimesso in cammino.
Spesso i critici ti hanno paragonato ad artisti quali Vinicio Capossela, Goran Bregovic ed il nostrano Max Manfredi. Leggiamo, con non poca curiosità, in uno dei forum italiani più importanti dedicati proprio a Capossela, che hai preso parte ad un cd tributo al Vinicio, di imminente pubblicazione, assieme ad altri artisti (fra i quali Bugo e la Caravan Night Orchestra), presentando il brano Una giornata senza pretese. Ci racconti qualcosa di più su questa partecipazione?
Sono degli amici in realtà. Mi seguono abbastanza anche durante i concerti e mi hanno chiesto di partecipare a questa compilation. Una giornata senza pretese secondo me è uno dei brani più belli e commoventi di Vinicio. Per quel che riguarda le somiglianze, ringrazio tutti degl'importanti e lusinghieri paragoni, ma credo non sia proprio esatto. Con Capossela ho in comune solo il cappello (che peraltro usavo prima di lui, ho i testimoni), con Max l'apprezzamento per qualunque liquido superi i dodici gradi, con Bregovic l'amore per la cultura rom. Ma i rom li conosco meglio io, perchè li ho frequentati e li frequento, a mio rischio e pericolo, molto di più.
Quali sono i tuoi progetti imminenti, ora? E quando potrà Genova gustare un tuo live?
Attualmente sono in giro per l'Italia a presentare "Dal basso dei cieli". A Genova ho suonato da poco e spero di tornare presto, ma faccio fatica a trovare luoghi dove fare un concerto nella mia città. Tu che sei cantautrice e vivi in questa sfera di cristallo affacciata sul mare, sai darmi qualche consiglio?
In realtà si, Federico, e mi premurerò per fornirti qualche contatto interessante. E chissà che, con la primavera o estate, Genova non possa gustare un altro tuo live.
Sul sito ufficiale, www.federicosirianni.com, è possibile ascoltare qualche brano tratto dai suoi lavori.