
Un talento a tutto tondo, quello di Daniele Luttazzi: attore, scrittore, illustratore e capace musicista, Luttazzi ama stuzzicare
l'intelligenza del suo pubblico sia sul palcoscenico che su disco, come
dimostrano gli splendidi lavori pubblicati a due anni di distanza -
Money for Dope, nel 2005 e School is Boring, uscito quest'anno.
Musicista e compositore capace, dicevamo, che non tutti hanno avuto
modo di approfondire sotto questa brillante luce. Un vero peccato, in
questo caso, perchè Luttazzi scrive musica da più di vent'anni, ma solo
da poco si è scoperto al grande pubblico in questa interessante veste,
rivelando il suo amore per la new wave e certe sonorità anni '70 che
tanto gli sono care.
Un artista poliedrico e raffinato, dunque, che Genovatune ha incontrato
in un veloce ma intenso botta e risposta.
Medico, illustratore, attore, scrittore, personaggio televisivo e musicista: come riesce ad incanalare il suo talento con successo in ognuno di questi ambiti? Ogni campo ci rivela un lato diverso della sua personalità?
E' una fortuna non essere bidimensionali, no? Ma potrebbe farlo chiunque. Basta avere delle passioni ed essere testardi.
Luttazzi musicista: quali sono stati gli artisti che la hanno maggiormente influenzata nella stesura del suo ultimo album "School is boring" ?
Sono troppi, l'elenco sarebbe lunghissimo. Dal funk di Detroit all'hardcore di John Zorn.
All'interno del suo blog ha citato una lista di artisti rilevanti per la sua formazione musicale. Tranne poche eccezioni, mancano del tutto i musicisti italiani. Reputa la musica pop/rock del nostro paese poco interessante?
Il nostro pop-rock è derivato. Tanto vale ascoltare gli originali. Tra le eccezioni, quella che cito: Battisti.
I suoi album si avvalgono di arrangiamenti raffinati e di organici piuttosto ampii: esclude qualsiasi possibilità di portare sul palcoscenico le canzoni di "Money for dope" e "School is boring", magari rivisitati in chiave elettronica?
Ehi, buona idea!
Un'ultima domanda di carattere extra-musicale. All'interno dei suoi spettacoli, non lesina attacchi al malcostume della politica italiana. Secondo Lei, cosa separa il comico dal Vate ? E' davvero così breve il passo dalla denuncia alla "discesa in campo" ?
Il passo è breve se uno dimentica la lezione di Lenny Bruce, che diceva: "Io sono parte della corruzione che sbeffeggio". Questo è l'atteggiamento sano. E' un guaio vero quando un comico pensa di essere meglio di Mastella o Berlusconi. Le folle hanno la loro responsabilità, però, pronte come sono a seguire l'eroe senza macchia. Salvo poi scoprire, dopo un po', che non è senza macchia, dato che la natura umana è fatta di contraddizioni. :-)