Paola e Chiara: Tirate fuori le idee

Le sorelle Iezzi ci raccontano cosa vuol dire Cambiare Pagina: dalla scelta di essere indipendenti sino ai consigli per chi della musica vuole fare il proprio mestiere

Paola e Chiara
© www.myspace.com/paolachiara

a cura di Chiara Ragnini
GENOVA, 16 Marzo 2008
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Tornate alla carica con Win the Game, disco uscito nel Novembre 2007, Paola e Chiara si sono riproposte al grande pubblico in maniera discograficamente autonoma ed indipendente, dopo la "rottura" con la Sony, major he le ha seguite sin dagli esordi per quasi dieci anni di attività.

Una svolta importante per le sorelle Iezzi, che hanno incontrato il pubblico genovese in un ampio e stimolante dibattito presso il Forum Fnac domenica scorsa.

Genovatune le ha intervistate qualche minuto prima dell'incontro. Ecco cosa ci hanno raccontato.

Parliamo subito del vostro ultimo lavoro, Win The Game: si tratta del primo disco che avete prodotto insieme a Michele Monestiroli attraverso la vostra etichetta Trepertre. Quali sono state - se ce ne sono state - le difficoltà incontrate in questo percorso, dalla realizzazione del disco alla sua promozione e diffusione (rispetto a prima)?

Paola: Dal punto di vista artistico non è cambiato molto. E' dal 2000 che lavoriamo in studio con una persona, in questo caso Michele Monestiroli, e possiamo dire che da questo punto di vista siamo da allora "autosufficienti". Sicuramente dal punto di vista del suono e delle produzioni cerchiamo sempre di tenerci sempre aggiornate, siamo sempre molto attente a quello che succede nel mondo musicale, poi naturalmente seguiamo la nostra inclinazione artistica del momento - e cerchiamo di realizzare dischi che in quel momento siano rappresentativi della nostra visione del suono.

Dal punto di vista, invece, discografico le cose sono parecchio cambiate perchè abbiamo passato dieci anni con una major, la Sony, una situazione molto differente rispetto ad ora. Adesso siamo totalmente indipendenti sia dal punto di vista manageriale che da quello discografico e si è tutto ridimensionato, nel senso che non ci sono i budget che c'erano un tempo, anche se questo è un discorso più generale - tutta la musica si è ridimensionata, in un certo senso - tutti abbiamo dovuto adeguarci. Nel nostro caso lavorando con la nostra etichetta e casa di produzione, la Trepertre, cerchiamo di fare le cose in maniera molto mirata. Naturalmente non sappiamo se otterremo sempre il risultato che vogliamo, ma cerchiamo di "sbagliare" il meno possibile, perchè gli errori ci costano un po' cari! E' una bella esperienza, siamo partite credo bene, con un po' di paure perchè non ervaramo convinte subito di partire da indipendenti; poi le cose si sono sistemate in modo tale che abbiamo preso il coraggio e siamo andate avanti. Avevamo voglia di cambiare.

"Cambiare Pagina" è il titolo del secondo singolo estratto dal disco. Qual'è stato il cambiamento più importante e significativo per Paola e Chiara?

Chiara: Il cambiamento è una cosa che ha sempre fatto parte di noi, musicalmente parlando. Dal '97 a questa parte ci siamo concesse tanti cambiamenti; siamo persone molto curiose e amiamo metterci spesso in discussione. L'ultimissimo cambiamento è arrivato con la nostra ultima partecipazione al Festival di Sanremo nel 2005 (con il brano A Modo Mio, NdR), occasione nella quale abbiamo rotto il contratto con la Sony; da lì abbiamo trascorso due anni fatti di riflessioni, sia dal punto di vista professionale che privato, e si è rivoluzionato tutto. E' stato un po' come azzerare tutto e ripartire da capo. Sentimentalmente, come famiglia, come colleghe, come lavoro. Volevamo capire dove volessimo andare, quanto il cambiamento ci avrebbe aiutato o meno in questa cosa, se era veramente necessario cambiare. Ci siamo concesse una serie di riflessioni e ripensamenti, fino a che è scattata la scintilla. Per questo il nostro disco si chiama Win the Game: si riferisce a quella sfida che è di ognuno di noi, la sfida con noi stessi. Con il cambiamento ti concedi una possibilità differente, una possibilità in più.

Si è concluso da poco il Festivalone nazionale: fra cali di ascolti e canzoni che non convincono, fra pettegolezzi e maggiori attenzioni sui personaggi che lo hanno caratterizzato quest'anno (Tatangelo - Bertè in primis) che sulla musica, è stato definito quasi come una fra le peggiori edizioni della storia. E' la conferma che la crisi della discografia italiana sta via via facendosi più marcata? O semplicemente il pubblico nostrano chiede più musica e meno televisione?

Paola: personalmente seguo sempre il Festival, mi piace, lo trovo divertente.. è un appuntamento annuale, uno show che non manco di seguire ogni anno perchè mi diverte molto. Forse anche per il mestiere che facciamo, che ci coinvolge, in un certo senso, mi piace ascoltare le canzoni, commentarle, di capire quale andrà, quale non andrà.. Credo, però, che il Festival sia sempre uguale.. Forse l'attenzione è calata perchè, in generale, è calata l'attenzione nei confronti della musica; la musica sta lentamente assumendo un altro ruolo nella nostra società, per i ragazzi giovani, per il mondo. Sta diventando sempre più l'accompagnamento di qualcosa, non il suo protagonista. Sicuramente se si vuole che il Festival ritorni ad essere la trasmissione più seguita dell'anno sarà necessario rivedere alcuni dettagli, non tanto per quanto riguarda la musica ma più per quanto riguarda lo spettacolo di per sè; alla fine il Festival è uno spettacolo televisivo. Se poi lo si vuole trasformare in uno spettacolo solo musicale, credo sia destinato ad essere visto ancora meno.

Nel senso, gli spettacoli "di settore" sono visti solo da persone molto appassionate. Nel complesso credo che Baudo abbia fatto uno Festival molto ben architettato, anche se ciò che mi è mancato un pochino, e lo dico da "utente", che invece mi era piaciuto nell'edizione di Fazio, sono stati dei momenti di avvicinamento al costume e al sociale. Mi ricordo, ad esempio, l'intervento di Dulbecco piuttosto che di altre personalità che ti fanno avere una sensibilità vicino al mondo, qualcosa che faccia pensare oltre che intrattenere. Senza cadere nel pesante, ma intrigare il pubblico con digressioni che forniscano anche informazioni utili. Magari un balletto in meno e un ospite di riguardo in più sarebbe stato meglio..

Sanremo è sempre Sanremo, in ogni caso; bello, divertente, con le canzoni che devono accontentare tutti.. Finley da una parte, la Tatangelo dall'altra, Litttle Tony , Toto Cutugno, Loredana Bertè.. è il Festival. Non la farei così polemica, insomma, è calata l'attenzione perchè la musica in italia è in grande crisi.

Chiudiamo, a questo proposito, con una domanda di rito che amiamo sottoporre agli artisti che intervistiamo: quali consigli vi sentite di dare ai nostri lettori e ai giovani talentuosi musicisti/artisti che vorrebbero fare della musica il loro mestiere?

Chiara: Non fatelo (ride) ! No, diciamo che, nonostante la musica sia in grandissima crisi, è fondamentale che le idee non si fermino, soprattutto fra i giovani, che continuino ad essere tante. E la musica giovane va sostenuta. Sicuramente oggi per produrre dei dischi bisogna avere messaggi importanti da far passare. Il ruolo della musica è cambiato, molti artisti oggi sentono la necessità di abbinare alla propria musica anche aspetti legati al sociale; anche noi recentemente lo abbiamo fatto (grazie alle vendite del singolo e dell’album - così come e’ stato precedentemente per Second Life - vengono raccolti fondi da destinare a Raising Malawi, NdR).

Bisogna avere coraggio: oggi il mondo è alla portata di tutti grazie alla tecnologia, però manca il coraggio di osare. Il sistema discografico italiano impone agli artisti di avere un modo di esprimersi discograficamente troppo "nelle righe", troppo poco "spontaneo", magari si cerca di capire cosa stia funzionando di più in quel momento e si costruisce il prodotto a tavolino. c'è bisogno invece che le idee siano più audaci, più spregiudicate, più libertà e tanta fiducia in se stessi. Anche se si viene criticati e c'è qualcuno che storce il naso, l'artista deve credere fortemente in quello che sta facendo.

Un altro consiglio che posso dare è di non occuparsi solo della propria musica, del "pacchetto disco", di andare in studio a registrare e basta. Bisogna occuparsi anche di altri aspetti importanti, di post produzione. La musica oggi purtroppo  non dà sbocchi, la carrirera sta virando verso l'autoproduzione, bisogna cercare di essere autonomi il più possibile, occuparsi non solo della musica ma anche di aspetti che riguardano tutta la sfera dell'artista.

Paola: Anche la scelta del team è importante, le persone che ti rappresentano vanno scelte con cura. Devi farti portare dall'istinto, lavorare con le persone che sanno tirare fuori il meglio di te, sempre e senza costrizioni.

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Myspace

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