Cartavetro: rock sperimentale

Tre aggettivi per descrivere il nuovo disco.

Cartavetro
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a cura di Marco Ardovino
GENOVA, 04 Ottobre 2009
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Genovatune è andata in sala prove con i genovesi Cartavetro, band dedita al rock sperimentale, che hanno stupito per la loro performance live durante la notte bianca.
Una birra e una pizza con le salcicce e l'intervista può iniziare.

Sperimentare sempre e comunque, senza aver paura di andare oltre. Sembra questo il messaggio che traspare dalle vostre canzoni.


Cesare: Si, ci piace l'idea di mischiare un po' le carte... E' un discorso di personalità, affrontiamo la musica in maniera giocosa, e giocando i bambini sono molto attenti alle novità e a sperimentare, e così noi giocando con la musica sperimentiamo, più che da un punto di approccio sperimentale intellettuale verso la musica, il nostro, è un approccio molto pratico-fisico che serve a sperimentare se stessi prima che il risultato.

Da cosa vi ispirate? Quali sono gli artisti che più vi affascinano e che vi hanno influenzato?

Cesare: Questa è una domanda parecchio difficile. Personalmente credo che nel nostro sound ci sia una componente un po' british e una un po' americana.
Quella british è più legata al new wave dark, ad esempio Joy Division per dire un gruppo, ed una componente più legata all'indie post ardcore americano, quindi Fugazi piuttosto che gli Shellac, quindi gruppi con sonorità garage, un po' più asciutte rispetto a quelle inglesi che io ascolto. Poi ognuno ha i suoi.

Giovanni: Si, questa cosa asciutta e garage è molto più che vera, improvvisando come noi in saletta escono fuori sonorità del genere,o anche il post-rock lo sento più di tutto parte del nostro sound.

Cesare: Si certi suoni un po' dilatati, con l'uso di delay e le strutture aperte sono di derivazione post-rock, anche se abbiamo una sola chitarra e la voce, quindi necessariamente poi la cosa che ne risulta non è post-rock. Però sicuramente ha una grande influenza per noi.

Quindi come potremmo etichettare la vostra musica? A che genere vi sentite appartenenti?

Fabio: Ci vorrebbe un elenco di dieci nomi!

[ridono]

Cesare: Ai locali diciamo sempre psichedelico-sperimentale...

Giovanni: Elettrico-sperimentale-indie-post-funk-rock...

Cesare: Sicuramente c'è una parte rock, sicuramente c'è una parte psichedelica, che poi è quella sperimentale... Se non fosse da sbruffoni dirlo, la definizione che mi piace di più è Indie Art Rock, l'approccio artistico, non che ci definiamo grandi artisti, ma nel senso che concepiamo la musica come una necessità artistica, come un linguaggio complesso che cerchiamo di esprimere al meglio.

Giovanni: Ma fa tanto sborone!

Cesare: Ovviamente quando senti dire Indie Art Rock la prima cosa che ti viene da dire è “Ma 'ndo ca**o ti piazzi??” Non è un genere codificato.

Giovanni: Però lo abbiamo messo nel libretto del cd!

E' appena uscito il vostro primo cd...

Fabio: Secondo!

Cesare: No dai primo...

Giovanni: Primo e mezzo!

...ok dopo Bruxia del 2006, sta per uscire We Need Time. Tre aggettivi per descriverlo.

Cesare: Asciutto...

Fabio: ...nooooo me l'hai fregato...

Giovanni: ...volevo dirlo anche io!

Cesare: Asciutto... tre aggettivi... mmm...

Volete dirne uno a testa?

Cesare: Ok! Io dico Asciutto

Giovanni: Spontaneo!

Fabio: MikeWattoso!

Grazie ragazzi per l'intervista a sentirci a presto!!

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