Sex Mode: Bene o male, purchè se ne parli

Irriverenti, sfacciati e divertentissimi: una miscela davvero esplosiva

Sex Mode
© www.sexmode.it

a cura di Chiara Ragnini
GENOVA, 30 Agosto 2004
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No, con il sesso c'entrano poco. Almeno, fino ad un certo punto. Fatto sta che i Sex Mode sono una fra le bands più irriverenti del panorama musicale genovese. Genovatune vi ha fatto quattro chiacchiere: ecco l'intervista.

Si sta parlando molto di voi ultimamente, da pesanti critiche a lodevoli complimenti, il nome Sex Mode pare essere sulla bocca di molti giovani genovesi: insomma, chi sono i Sex Mode? Da dove nasce l'idea di creare un gruppo così stravagante, a partire dal nome?
I Sex Mode non sono altro che un'allucinazione. Puoi sbatacchiare le palpebre e far finta che sia tutto normale, oppure metterti a strofinarti gli occhi per ore intere in preda all'adrenalina che ti fa indurire i capezzoli e rizzare i peli su tutto il corpo. Il trucco perchè tutto funzioni è stare al gioco e gettarsi a capofitto fra le vibrazioni deflagranti che ti spariamo in faccia.

Per capire che cosa siamo bisogna dare una bella occhiata a tutto quello che vi capita sotto tiro. Non sto parlando di andare a ricercare chissà quale realtà ANDERGRAUND (da sempre, sottoterra ci stanno solo i morti), ne di frequentare ambienti particolari ma di aprire gli occhi sulle verità quotidiane che pare si cominci a dimenticare. E allora per capire di cosa son fatti i Sex Mode devi farti un giro nei night club di Via Gramsci; devi portare la spesa alla vecchietta incontrata per caso e che ti offre del cioccolato stantio di decenni; devi essere stremato da non poterti muovere dopo aver fatto l'amore; devi essere riposato e preparato per l'esame del giorno dopo; devi essere ubriaco fradicio ancora prima di arrivare a pranzo dalla zia; devi fare humor nero sulle tue stesse disgrazie; devi prendere con serenità una critica. Facendo tutto questo e l'opposto di questo all'ora puoi avere una buona idea dei Sex Mode. E questo non è uno scherzo dettato dal semplice gusto per il paradosso. E' qualcosa di più profondo, qualche cosa che personalmente io amo associare al Dadaismo anche se con le dovute differenze. Nel Dada la ripetizione è sintomo di morte, perchè stilema assodato (quindi da abbattere); per noi la ripetizione è invece il trovare sicurezza in un gesto rituale, è la comicità che da essa scaturisce, la battuta che come diceva Totò "fa ridere se detta almeno tre volte".

Inoltre in opposizione con il Dadaismo (anche a causa di pura cronologia storica) noi non possiamo negare l'arte. Al contrario, nel nostro tempo abbiamo il dovere di affermarla con qualunque sforzo. Io (Lynx n.d.r.), non credo di essere ancora in grado di produrre alcunchè di "artistico", ma per giungere a fissare la Musica, quella vera, eterna, universale, simile a Mozart, Shoenberg, George Clinton, mi sento in diritto di fare pressochè qualunque cosa! Imputridire la mia credibilità presentandomi come un mitomane saltellante, creare energie produttrici e distruttrici all'interno della nostra band, confermare la viva esistenza della Musica facendomi prendere a calci in culo da Lei stessa!

Per ritornare alla tua domanda, è da tutte queste riflessioni che nasce l'esigenza dei Sex Mode, ma senza nessuna pianificazione. Non sul piano razionale almeno, perchè i nostri sub-consci ed inconsci urlano con mille bocche di titani! Ci implorano di spandare il più grande amore possibile, di fare la miglior musica mai ascoltata almeno nelle tre galassie affianco e di fare soldi a palate. Credo che in qualche maniera resteranno delusi...

Per quanto riguarda il nome, è una storia buffa. Si parla di due anni fa quando avevamo appena cominciato a vederci per comporre ed i pezzi si limitavano ad "Esplosione di Gioia" e "Bukowsky". Per gettarci in pasto alla nostra stessa vita come spesso ci accade, tentammo subito la via dei concorsi. Fedex, via telefonica, ci iscrisse a nostra insaputa al Versus del Fitzcarraldo e quando fu il momento di dare i nome della band lui gracchiò due parole a metà fra il nome che aveva la sua vecchia formazione e qualche cosa di anglofono. Ci disse che aveva dato il nome provvisorio di Fex Down. Forse lo disse davvero ma quel nome non comparve mai sui cartelloni del concorso. Al suo posto con nostra stessa ammirazione c'erano i Sex Mode: uomini nuovi, rudi, balzanti, a cavallo dei singhiozzi.

Avete già realizzato un primo demo, intitolato Pivetz Piskels, ed ora state lavorando ad un secondo disco, Aphrockphunk: in cosa si assomiglieranno e distingueranno i due lavori? Quali sono i brani che meglio vi rappresentano, e perchè?
Credo che saranno molto diversi fra loro, primariamente per i mezzi utilizzati. Pivetz Piskels fu registrato in quattro ore, suonando tutto in presa diretta con la sola voce a parte e con un mixage estenuante sul computer di casa mettendo in sovraincisione alcune cose a bassa definizione.

Aphrockphunk! è stato registrato in trenta ore circa, completamente in multitraccia con tutte le sovraincisioni di cui avevamo comodo e piacere, il metronomo dove ci serviva e a orecchio libero dove volevamo fare le nostre accellerazioni hardcore.
Per alcuni versi è stato molto più facile, più tempo per definire le cose, rifare i pezzi perchè suonassero al meglio, molte cose che in Pivetz Piskels avevamo dovuto trascurare, anche se in multitraccia è duro rendere la potenza di un suono di impronta live come il nostro ed il tutto rischia di suonare frammentario. Fortunatamente sta venendo su bene e abbiamo già pronto il premix da cui ora ricaveremo il risultato finale.

Per quanto riguarda le differenze stilistico-musicali devi tener conto che registrare musica fissa su supporto riproducibile il tuo vivere di un certo momento. Così Pivetz Piskels porta nel suo lungo solco un nostro intero anno di vita: dal Giugno 2002 (formazione della band) al Giugno 2003 (registrazione del disco). E' solo l'anno scorso ma sembra passato parecchio. Fu un periodo molto spensierato, ci eravamo appena trovati, sentivamo che assieme eravamo una macchina tritura ossa, l'amicizia cresceva con impennate di reciproca stima per le nostre abilità. Ogni concerto era puro delirio, ognuno pensava solamente a superare se stesso ed i propri limiti cercando di viaggiare come poteva sul binario comune. Capitava di salire sul palco talmente ubriachi da dare fuori di matto e credo sia cominciata qui l'abitudine di spogliarsi. Il caldo diventava insopportabile e la musica ti faceva vibrare tutto quanto fuori dalla stoffa sino a che ti trovavi eiettato fuori dai tuoi pantaloni. Era divertente e liberatorio e ciò di cui ognuno di noi aveva bisogno in quel momento, ascoltando Pivetz Piskels io posso sentire esattamente tutto quell'anno. Il titolo infatti sta a catturare ciò che eravamo in quel momento: Pivelli Piskelli.

Aphrockphunk! invece è ciò che quest'anno abbiamo suonato. Afro, Rock e Funk con un equivoco sulla pronuncia in modo da trascinare in ballo anche il punk. Durante questi mesi i nostri sforzi si sono concetrati verso una maggior precisione, non solo tecnica ed esecutiva ma soprattuto espressiva. Capìta parte delle nostre potenzialità ci abbiamo lavorato sopra in modo da sfruttarle al meglio e fare in modo che su disco fossero vive come nei live. E' stato un lungo percorso fatto di grandi discussioni riguardo forma e sostanza, sull'ipocrisia e l'idiozia di chi svilisce uno di questi due aspetti poichè imprescindibili uno dall'altro. E' stato un anno di maggiore coscienza e di ansia crescente, alla quale abbiamo alternato come rimedio ottimismo incondizionato e satira nichilista. Dodici mesi di preoccupazioni per un futuro che non sappiamo vedere in altro modo se non con la musica e a cui abbiamo saputo dare come risposta Aphrockphunk!

Nella produzione di due anni, abbiamo composto circa venti canzoni di cui al pubblico ne proponiamo una quindicina perchè compiute e con forte intenzione. Sulle preferite ognuno potrebbe dirti la propria. Io non so scegliere, è come chiedere ad un padre per quale figlio prova più affetto. Li amo tutti. Se proprio dovessi scegliere, il primo genito: Esplosione di Gioia, perchè infondo è il primo grande manifesto dei Sex Mode. Altrimenti ci troviamo d'accordo su Bizzarro! (dichiarazione d'orgoglio per la nostra stramba specie e un'umile rassegnazione davanti all'inafferrabile verità assoluta), So Funky! (una pornografica satira sulla funky-dance, sterilizzato stereotipo anni '70 del vero Funk) e la recentissima Uoma(n) (un'energica dedica alle donne con considerazioni antropologico-religiose).

Ho notato che la maggior parte dei gruppi genovesi (io per prima, fino a qualche tempo fa...ndr) sceglie di comporre canzoni in inglese : secondo voi perchè un cantante/gruppo dovrebbe scegliere questa strada, quando invece il riscontro immediato è con un pubblico, ovviamente, italiano? Come mai non vi siete anche voi adeguati a questa "moda"?
Perchè non ci adeguiamo a nessuna moda. Mi sembra pazzesco che individui i quali affermano con le proprie parole di voler riottenere la tanto agognata libertà si uniformino continuamente, eppure è ciò che accade e quello che tu porti ne è un esempio molto valido.

E' innegabile che la maggior parte delle persone a Genova (ma allargo il discorso a tutta l'Italia) non parlino correntemente inglese. Quindi non vieni capito. E se non vieni capito che senso ha mettere delle parole in un testo? Non sto criticando chi scrive in inglese, è una lingua morbida con molte parole tronche che aiutano la metrica, e io per primo la uso per esprimermi in determinate situazioni (un inglese elementare per i ritornelli o un rap strettissimo per strofe ad effetto) ma se il suono vince sul significato che utilità se ne ricava?

C'è in effetti un altro discorso da fare ed è quello del "mistero". Prendo ad esempio quello più grande, il mistero di Dio. Gli antichi scelsero di parlare di ciò in latino, una lingua nobile e colta, non comprensibile però dalla maggior parte dell'auditorio. Al di là dell'opinionismo populista che vede questo come un'inutile ed elitaria tradizione, c'è al contrario una grande intelligenza nel far si che comunicando argomenti così alti non tutto venga compreso. Kandinsky diceva: "solo con il recondito si può esprimere il recondito". Ed il punto è proprio questo: parlare in inglese può dare sensazioni che non si riescono a raggiungere con l'italiano, aggiunge una componente di traduzione nell'afferrare i concetti che quindi si modellano sull'ascoltatore inglobandolo nel significato ancora maggiormente di quanto non succederebbe se egli capisse ogni parola.

Comunque ad ognuno la sua scelta purchè sia alla luce o all'ombra di un perchè.

Quali sono attualmente i vostri progetti per il futuro? Vedremo mai i Sex Mode vestiti "normali"? :)
Il futuro a questo giro di boa è più incerto che mai. Ma lo è da sempre, per ogni uomo che ha visitato la terra. La cosa che mi consola è che non c'è un inizio, ma ogni momento è propizio per muoversi ed agire, sovvertire e distruggere, creare e ricreare. Anche nell'incertezza noi non tremiamo. Prepariamo la soppressione del dolore e distruggiamo i cassetti del cervello.

Riguardo ai nostri abiti, forse dovresti passare in rassegna i nostri armadi e realizzare con sommo disappunto che nessuno fra i Sex Mode ha vestiti come voi abitualmente li intendete. Essi sono stati bruciati per alimentare le braci su cui agili danziamo, sottili ombre gialle limone su terra nera. Apri le tue cosce, madre, presto torneremo a te.

Con miracoloso prodigio

Lynx, Charlie, Iux, Tommy, Fedex.

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Sex Mode @ Forum Fnac, 30/05/05
demo
(autoproduzione, 2005)

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