
Quattro chiacchiere con i Daedalus, una fra le più note band prog metal del panorama genovese.
Anzitutto, presentatevi ai nostri lettori: chi sono i Daedalus?
Siamo un gruppo prog metal (anche se la definizione è un po’ stretta) formatosi a Genova nel 2000 con l’obiettivo di combinare e sviluppare le idee, i gusti le esperienze musicali di tutti i componenti, cercando di ottenere un risultato interessante e per quanto possibile originale, ricorrendo anche a contaminazioni da altri generi e sperimentazione.
Cosa volete trasmettere a chi ascolta la vostra musica?
La nostra musica tenta di trasportare l’ascoltatore in una dimensione che sia in grado di coinvolgerlo completamente, presentandogli un tessuto musicale in continua ed imprevedibile evoluzione, pur mantenendo un preciso filo conduttore ed una percezione scorrevole. Vorremmo suscitare in chi ascolta la nostra musica un senso di fascino e di stupore paragonabile a quello che potrebbe avere un viaggiatore che si trovasse ad osservare una serie di paesaggi differenti che sfilano con grande rapidità davanti ai suoi occhi.
Nei vostri testi si parla di amore (Time), di sentimenti forti e contrastanti (Raining, Masquerade): cosa vi è servita come fonte di ispirazione?
Nei testi cerchiamo di trattare argomenti attuali, verosimili, analizzandoli da un punto di vista interiore, soggettivo. L’ispirazione può venire da un’esperienza personale, da una notizia al telegiornale, un fatto storico, un libro: a quel punto tentiamo di immedesimarci, cercando di capire e descrivere quale possa essere lo stato d’animo del protagonista.
Se doveste scegliere un brano (vostro) che vi rappresenta maggiormente, come uomini e come musicisti, quale/i scegliereste e perchè?
Alessio: il brano che mi rappresenta di più in assoluto è Masquerade. E' un po' la mia filosofia di vita. Nessuno a parte me può controllare la mia volontà di andare avanti!
Fabio: sicuramente il pezzo più maturo a livello compositivo è “Leading far from a mistake”, ma sono molto affezionato anche a Raining, perchè ho molti ricordi legati a questo brano, distribuiti lungo tutta la nostra storia.
Beppe: direi Raining, forse perché ne ho scritto il testo, nato da una riflessione per me non facile e piena di contraddizioni, in un periodo della mia vita che conosceva ben poche certezze.
Andrea: difficile dirlo... ogni brano rappresenta un momento creativo a sè stante, perchè composto in un momento particolare della propria vita, senza contare le influenze e gli stili di noi singoli, che hanno caratterizzato in maniera differente ogni composizione.
Davide: Time perchè è il primo brano che ho visto nascere con i Daedalus e “Leading far from a mistake” perchè rappresenta il pezzo che avrei sempre voluto scrivere!
Fabio, tu collabori attualmente con diversi gruppi e progetti musicali (Helden Rune e altri): ora che con i Daedalus sei riuscito a pubblicare un disco, credi che gli impegni con le altre bands, lavoro permettendo, continueranno?
Gli attuali Daedalus sono il risultato del primo gruppo che ho fondato (mille anni fa! Avevo messo un volantino da Ricordi per cercare di formare una cover band degli Iron Maiden!!) e per una serie di motivi anche personali sono sempre stati e sempre saranno il mio gruppo più importante; tuttavia i progetti musicali in cui lavoro mi interessano moltissimo e non ho nessuna intenzione di lasciarli.
La scena musicale genovese sembra avere difficoltà ad emergere, benchè la nostra città sia madre di grandi artisti in campo musicale: come mai si respira così tanta indifferenza verso la musica?
Credo che le difficoltà che i gruppi emergenti si trovano ad affrontare siano piuttosto comuni in tutte le città d’Italia: purtroppo i gusti musicali di larga parte del pubblico sono sapientemente pilotati dai media e lo spazio lasciato ai gruppi in questione è spesso molto limitato. In effetti Genova è messa particolarmente male in quest’ottica, perchè purtroppo, oltre a presentare uno spiacevole senso di indifferenza nei confronti del panorama musicale underground, non vanta una disponibilità di locali ed eventi dedicati a specifici generi musicali quale ad esempio si può trovare a Milano: questo chiude molte porte a chi sceglie di proporre musica propria, senza trascurare il fatto che spesso i gestori considerano l’esibizione dal vivo una specie di juke box animato piuttosto che un mezzo di comunicazione e diffusione della cultura musicale. Per quanto riguarda manifestazioni musicali di più ampio respiro, a livello anche internazionale, la nostra città è carente di strutture dotate delle dimensioni e dell’acustica adeguate.
Arrivati a questo punto, quali progetti avete per il futuro?
Attualmente puntiamo a farci conoscere da chi segue con dedizione il genere di musica che proponiamo, in tutte le sue molteplici sfaccettature: stiamo inviando il nostro promo a webzine e riviste del settore e cerchiamo locali ed associazioni musicali che possano essere interessati ad organizzare nostri concerti. Abbiamo inoltre deciso di scrivere nuovi brani, per ampliare il nostro repertorio originale.

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