Deep Purple + White Mosquito

Palasport, evento del 05 Maggio 2007

Deep Purple + White Mosquito
© www.deep-purple.com

a cura di Alessio Rassi
GENOVA, 07 Maggio 2007
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Serata eccezionale, quella del 5 maggio.
Non mi sto riferendo a quelli che furono, in suddetta data, eventi storico-napoleonici o garibaldini, bensì al grande hard-rock in scena alla Fiera di Genova, dove un gremito Palasport accoglie i Deep Purple, in viaggio per il loro tour 2007.

L’atmosfera è quella delle occasioni particolari. Un pezzo di Storia del rock si affaccia sul mare di quella che Ian Gillan, a più riprese, chiama con il suo vero nome (britannicizzato ovviamente) : “The Superb”.
Giungo in loco qualche ora prima proprio per gustarmi il vento che, ancora carico di pioggia, avvolge centinaia di persone in trepida attesa della storica band. Ritiro i miei accrediti per i posti in tribuna numerata e mi accomodo giusto in tempo per osservare il palazzetto che, ancora semi-vuoto, fa gli onori di casa. Accanto a me una signora sulla sessantina, tutta in tiro, si siede e mi volge un sorriso compiaciuto.

Le luci si abbassano proprio per permettere ai genovesissimi White Mosquito di coronare il loro (e di chiunque, credo) sogno. La band mostra un tiro davvero ottimo, aiutata da un’acustica di più che valida fattura. Nonostante l’ evidente emozione i ragazzi se la cavano alla grande. Le luci reilluminano il palazzetto, ora piuttosto gremito. La signora accanto a me si sgranchisce le gambe mostrando una compostezza quasi regale, molto signorile: due giovani sudamericani nella fila davanti si concedono uno spuntino mentre un quintetto di ragazzi qualche fila indietro prepara bandane e quant’altro, intonando qualche vocalizzo di Perfect Strangers.

Il palco è ora invaso da tecnici del suono, ma dalle primissime file giunge un applauso e qualche urlo per la visione, dietro il tendone, di qualcuno di “LORO”… La scena mi ricorda il film La leggenda del pianista sull’oceano dove ci viene mostrata l’espressione di coloro che per primi vedevano terra, per molti “promessa”. Un buio improvviso, un boato ed i mille bagliori del potente impianto luci danno fuoco alle polveri. E’ il delirio: tutti in piedi qualche istante ad applaudire per poi tornare all’apparente calma.

I “vecchietti” sul palco mostrano un’energia contagiosa. Una dopo l’altra, le prime tre canzoni vengono eseguite senza pausa. Paice dietro le pelli detta tempi come una macchina d’epoca perfettamente funzionante, Gillan sfodera una voce che, d’accordo, non sarà quella dei tempi d’oro, ma provoca brividi mica da poco. Don Airey fa capolino tra le tastiere stupendo per aggressività, tecnica e improvvisazione, Roger Glover sembra un pazzo a cavallo delle sue ritmiche di basso mentre, vera ciliegina sulla torta è l’eclettico e virtuoso Steve Morse: il sottoscritto ha sempre adorato il suo modo di suonare la chitarra ma vederlo dal vivo è un qualcosa che lascia attoniti e muti (non me ne vogliate per i richiami storico-poetici!). Vedere la sua chitarra trasformarsi in arma dispensatrice di gusto e pulizia è stata la cosa più bella della serata; inarrestabile, un fiume carico di sustain che placa la sua piena diventando arpeggio in loop e assolo che serve l’aperitivo prima della indimenticabile When a Blind Man Cries. E via come una canoa in rafting lungo la sua magica sei corde gustiamo tutte le più belle canzoni del gruppo. Su Smoke on the Water persino l’impassibile signora di cui sopra muove la testa a tempo di musica, irrorando i presenti con ondate di profumo in cui si era immersa. E giù dritti verso i bis…

Ho visto almeno quattro generazioni all’interno di quel palazzetto.
Ho visto rockers d’un tempo agghindati a quel modo che ha fatto scuola
Ho visto padri più scalmanati dei figli cui erano seduti accanto.
Ho visto bambini con non più di 5 anni saltare a ritmo di musica.
Ho visto la commozione negli occhi di coloro che innalzavano gli accendini al “cielo”.

Insomma: ho visto cose come – citando una canzone dei Deep Purple – never before. E, inconsapevole, credo di essermi avvicinato alle sensazioni provate da coloro che per primi vedevano terra.

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