
La vita di una quercia è relativamente facile.
Ad uno
spettatore distratto potrebbe sembrare che una quercia non faccia altro
che "vegetare" tutto il giorno, ma posso assicurarvi che non è affatto
così. Tutt'altro. Le giornate di una quercia sono sempre diverse le une
dalle altre, e nel lieve dipanarsi delle ore non riusciamo mai ad
annoiarci. Impariamo a conoscere tutti i passeri che poggiano le loro
zampe sui nostri rami, comunichiamo ai cigni alcuni segreti della
natura a cui loro poveri animali vertebrati non possono aspirare,
trasmettiamo alle nostre estremità la clorofilla necessaria al
sostentamento di ogni singolo germoglio.
In
effetti, noi querce ci reputiamo fortunate: la
nostra immobilità ci permette di prestare maggiore attenzione e cura a
tutto quanto ci circonda, oltre che a noi stesse. Si, siamo proprio
fortunate, noi querce immerse nel verde di Villa Serra a
Sant'Olcese.
Il 9 giugno, ad esempio,
abbiamo assistito alla seconda serata del SantoRock
Festival, che ha visto salire sull'enorme palco allestito
dietro il lago ben otto gruppi di Genova e dintorni.
Certo, potreste pensare che una quercia non abbia abbastanza cultura
musicale da valutare degnamente le note espresse da questi giovani
vertebrati, ma sbagliereste grossolanamente. Abbiamo infatti ascoltato
talmente tanti di quei suoni trasportati dal vento, che oramai potremmo
considerarci degli ascoltatori generici e di ampie vedute. Riusciamo a
distinguere il pianto di un bambino in lontananza da un "la" di
diapason suonato da un liutaio nell'atto di accordare il proprio
strumento.
Ma lasciatemi adesso narrare qualcosa dei
singoli gruppi che hanno rallegrato quelle lunghe ore di musica, a
partire dalle 18.
I primi ad aprire le danze
sono stati i Shetlylander, una formazione ancora
decisamente acerba le cui canzoni risultavano un po' slegate per il
rock semplice che cercavano di proporre; l'inesperienza si vedeva anche
dalla staticità con cui si ponevano sul palco: hanno ancora tanta
strada da fare, e non solo metricamente parlando.
Subito
dopo è toccato agli Stone Smokers, che si sono
dimostrati immediatamente molto più compatti, e con un ottimo legame
tra la sezione ritmica ed una voce calda ma non eccessivamente
melodica; i riff di chitarra erano incalzanti, anche se risentivano un
po' di sonorità anni '70 che li rendeva non eccessivamente originali
nella loro seppur ottima proposta.
E' quindi
venuto il turno dei Volumicriminali, un gruppo che
trasmetteva grinta e rabbia allo stato brado, complice l'utilizzo di un
ottimo doppio cantato, pulito e growl, e da
splendide chitarre che dispensavano melodie dure e melodiche allo
stesso tempo... ho già detto "grinta e rabbia"? Ecco, queste sono in
effetti le due parole con cui meglio è possibile descrivere quei bravi
ragazzi.
Dopo di loro sono saliti sul palco i
Percezione Distorta, la cui musica è caratterizzata
da riff più cadenzati e melodici, ma con una batteria così ossessiva in
sottofondo da essere snervante se unita ad una voce sempre fuori dalle
righe; per essere solo in tre, questa formazione ha veramente
dimostrato di non avere nessun calo di tensione sonora.
E' a questo punco che mi rendo conto che la serata è
abbastanza omogenea dal punto di vista del genere musicale proposto. Un
rock pesante, duro, quasi sempre ossessivo e con non
pochi sbocchi in sonorità più industriali e metalliche. Bello. Noi
querce non andiamo matte per la musica troppo dolce o eccessivamente
ricercata, e quindi mi trovo perfettamente a mio agio.
Gli
Schism presentano quindi al pubblico la loro musica
di urla condite da melodie ipnotizzanti e ritmate, e mescolate con una
rabbia di suonare un qualcosa come se fosse destinato a bruciare nel
tramonto prossimo venturo; ottimo l'utilizzo delle distorsioni,
calibrate con un gusto acido che rende l'offerta ancora più ammaliante
e snervante allo stesso tempo. I Zero Reset invece
utilizzano un cantato italiano che si va ad incastrare alla perfezione
nel turbinio di battiti e distorsioni della loro musica pulsante,
pesante e possente; noto con piacere che il pubblico presente inizia a
saltellare sulle note che fuoriescono.
I
Matheria hanno composizioni che trasmettono un senso
innato del ritmo, come se fossero battiti di un cuore agitato, e con le
loro melodie avvolgenti costringono l'oramai numeroso pubblico a
ballare, danzare, o anche solamente muoversi, all'unisono; interessante
la voce filtrata e distorta, sovrapposta a campionamenti lasciati in
sottofondo, a chitarre incalzanti, e a un basso sapiente. Chiudono
infine le danze i Pornoshock, con il loro rock molto
più melodico rispetto ai predecessori, e con le loro canzoni dalle
melodie talmente accattivanti che una volta ascoltate non riescono a
fuoriuscirti dalla memoria; la presenza sul palco è strepitosa, merito
di un frontman che riesce a tenere in ostaggio gli sguardi di tutti i
presenti anche con un solo gesto della mano, e ovviamente grazie
all'evidente affiatamento all'interno del gruppo stesso.
E' mezzanotte, ed è così che la serata è infine giunta
al suo termine. I gruppi sono scesi dal palco, gli organizzatori hanno
smontato tutto quello che dovevano, ed il pubblico poco per volta è
scemato via. Il buio è oramai calato da ore e anche per noi querce è
diventato difficile vedere quello che sta succedendo tutto intorno a
noi, ma possiamo ancora sentire chiaramente i commenti di soddisfazione
aleggiare nell'aria e salire fino a noi. E' sempre una gioia quando ci
capita di assistere a queste manifestazioni: saremo anche solamente dei
pezzi di legno, ma non riusciamo a non emozionarci di fronte a queste
iniziative.
Al prossimo anno, se vorrete
venire: io sarò ancora qui, ad aspettare con ansia il SantoRock 2008.