Notte Bianca - parte 3

Genova, evento del 12 Settembre 2009

Notte Bianca - parte 3
© Chris Dimino

a cura di Chiara Daino
GENOVA, 15 Settembre 2009
Invia a: del.icio.us
Articolo letto 3516 volte

«C'è solo un modo di dimenticare il tempo: impiegarlo.» [Charles Baudelaire].

E chi cronaca è convinta non sia mai tempo perso – l'addizionare attimi all'Arte [e come Attori e come Astanti]. La Notte Bianca di Genova. Partecipare. La Notte Bianca di Genova. Bianca ovvero Nera. Ovvero: congiunzione disgiuntiva-esclusiva. Raccontare o reticere. La Superba ferita dalle fiamme – all'indomani frutta e fiorisce “successi, strette di mano, cheapeau! e cotillon” – per tutti! Bene, bravi, bis! E al solito tutto si ferma: allo stato/strato di superficie. La Notte Bianca, ogni Notte Bianca è coniuctio di Palco & Pubblico, Performer & Platea – ma c'è sempre qualche Palco più Palco e qualche Pubblico più Pubblico – degli altri. E c'è sempre qualcuno meno giornalista di altri – ché dove la “felpata di lingua al più Potente” manca, si compensa con l'Amore. Amore per l'Arte e Rispetto per gli Artisti. Amore armato che chiede [è sempre una domanda retorica che dissimula la Critica]: accuratamente evitato tutto quello che gremiva/gravitava, in tripudio mediatico, intorno all'MTVday [e si ripete: Rispetto per Artisti e Professionisti, ma gridio gossiparo e proto-presentatori che perseguono e promuovono“ l'annientamento sistematico del congiuntivo e della Lingua Italiana” – sono le molte mignatte del mondo che, quando possibile, eludo!], quale “programma” scegliere-seguire?
Che l'orario d'inizio concerti non sia mai [mai!] rispettato è prassi accettata, quasi un vezzo,... A Genova è un vizio, fastidioso e reiterato! E se già durante il 15º Festival Internazionale di Poesia, grazie alla dilazione tempistica, alcuni Artisti [sempre meno artisti di altri – sia chiaro!] si sono dovuti scusare personalmente col pubblico – la Notte Bianca è stata uno scempio per quanto riguarda il fattore “Ritardo”. Trovando cosa quanto meno sensata che Genovatune seguisse i musicisti/gruppi/artisti Genovesi, l'impossibile gioco d'incastri [forse] avrebbe avuto esito diverso. E di questo mi scuso io, Chiara Daino, con tutti i gruppi di Genova che hanno presenziato e suonato dei quali non sono riuscita a cogliere una singola nota. E mi scuso perché non scriverò una sola riga di esibizioni intraviste e suoni intercettati nei passi di corsa per capire chi suona dove e, soprattutto, quando! [Confido negli altri Redattori – nella speranza non si siano tutti dispersi nel “paradiso”di Lolite seminude ché sembravano l'attrazione principale in una Zena generalmente deserta e carente di fanciulle festanti a fiumi... Mentre Daniele Assereto e Kira, fedele tigre-vedetta, erano in piazza Cavour – dietro e sopra il banchetto – inchiodati, indovinate un po'? – da ritardi e ritardi e ritardi e infiniti ritardi!]
Per bilanciare la non-concessa ubiquità, un miracolo: e un quarto di concerto dei Violet ha taciuto [almeno per un po'] lo stramaledire posticipi e proroghe. E, finalmente, l'Arte può – e rapisce: precisi e perfetti i Violet tutti magicano tutti i presenti. Bagno Viola di Bellezza: perizia tecnica, profondità testuale, e la tenuta in tensione del sentire [le cifre che connaturano e contraddistinguono i Violet] – imprimono e impattano [anche] l'immagine: nel chiostro di Sant'Andrea i Violet concretano un trittico di pittura sonora, nello spartito sinestetico che sempre loro. E quindi: il pubblico chiede “ancora Violet!” – pure: non c'è più tempo [è ufficiale: Crono mi odia!].
E di nuovo nel dedalo di vicoli – conscia di quanto sia ingrata... Per una volta che Genova si popola e pullula di Artisti, Eventi, Manifestazioni, Giovani, Concerti, Balli e Canti e Stand di birra ovunque – riesco, comunque, a lamentare e accusare il colpo di “normali accidenti in Manifestazioni di simile portata/richiamo/ritorno economico/eco informatico/etc...”? Forse sono Vecchia, come la mia Città, forse perdo tempo e il tempo mi perde, forse è la volta che lascio ogni serietà professionale al tempo che trova, e me ne vado a fare festa, senza lasciarne memoria scritta. Forse è meglio così. E così non è più dubbio, non è più inchiostro, non è più nero, non sono più. Non più: segni sporchi – sul bianco della notte.
Mea Culpa. E mi zinco. Zibaldone che.

[4233] Il tempo non è una cosa. Esso è uno accidente delle cose, e indipendentemente dalla esistenza delle cose è nulla; è uno accidente di questa esistenza; o piuttosto è una nostra idea, una parola. La durazione delle cose che sono, è il tempo: come 7200 battute di un pendolo da oriuolo sono un'ora; la quale ora però è un parto della nostra mente, e non esiste, né da se medesima, né nel tempo, come membro di esso, non più di quel che ella esistesse prima dell'invenzione dell'oriuolo. In somma l'esser del tempo non è altro che un modo, un lato, per dir così, del considerar che noi facciamo la esistenza delle cose che sono, o che possono o si suppongono poter essere. Medesimamente dello spazio. Il nulla non impedisce che una cosa che è, sia, stia, dimori. Dove nulla è, quivi niuno impedimento è che una cosa non vi stia o non vi venga. Però il nulla è necessariamente luogo. È dunque una proprietà del nulla l'esser luogo: proprietà negativa, giacché anche l'esser di luogo è negativo puramente e non altro. Sicché, come il tempo è un modo o un lato del considerar la esistenza delle cose, così lo spazio non è altro che un modo, un lato, del considerar che noi facciamo il nulla. Dove è nulla quivi è spazio, e il nulla senza spazio non si può dare. Per tanto è manifesto che eziandio fuori degli ultimissimi confini dell'universo esistente, v'è spazio, poiché nulla v'è. E se qualche cosa potesse essere o creata o spinta di là da quegli estremi confini, troverebbe luogo; che è quanto dire non troverebbe nulla che la impedisse di andarvi o di starvi. La conclusione si è che tempo e spazio non sono in sostanza altro che idee, anzi nomi. E quelle innumerabili e immense quistioni agitate dalla origine della metafisica in qua, dai primi metafisici d'ogni secolo, circa il tempo e lo spazio, non sono che logomachie, nate da malintesi, e da poca chiarezza d'idee e poca facoltà di analizzare il nostro intelletto, che è il solo luogo dove il tempo e lo spazio, come tante altre cose astratte, esistano indipendentemente e per se medesimi, e sian qualche cosa.

[Giacomo Leopardi, Recanati. 14. Dic. 1826]



Continua su Notte Bianca - parte 4, da Notte Bianca - parte 2...

Leggi i commenti (1) | Inserisci un commento

Sito ufficiale

Leggi commenti (1)
Inserisci un commento