
Occhi chiusi, fotogrammi che scorrono. Rare automobili che sfrecciano verso una quiete gravida di oscuri presagi.
Tutto questo, e molto altro ancora nell'opera prima dei Vanessa Van Basten, creatura nata dalla collaborazione tra il dj e polistrumentista Morgan Bellini e le quattro corde di Stefano Parodi, bassista dei tellurici White Ash.
I sei episodi di questo lavoro, quasi tutto strumentale, presentano una riuscita commistione di diversi generi musicali, amalgamati con una linearità tale da conferire una dimensione che potremmo definire quasi "narrativa": oasi acustiche, divagazioni psichedeliche, sfumature gotiche e dialoghi tratti da pellicole di maestri come Lynch e Tarkovskij si trasfigurano all'interno del medesimo paesaggio sonoro.
Abile orchestratori dei recessi della mente umana, i Vanessa Van Basten rivelano una maturità ed una padronanza del linguaggio difficilmente riscontrabile presso un gruppo esordiente.
Un'ulteriore nota di merito è costituita dal fatto che la produzione dell'intero lavoro si è svolta all'interno del home studio di Morgan Bellini, disimpegnatosi in maniera convincente sia sul versante compositivo che su quello strettamente tecnico.
Segnatevi questo nome, ci troviamo di fronte ad una delle realtà più interessanti dell'underground genovese.

electro experimental post rock

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