
Non sarà il mio genere, quello che propongono questi Fetish Calaveras, ma l’intro ad opera di Jesus Quintana dona al gruppo già 700 punti in più (chi non sapesse chi è Jesus, si vergogni in prima battuta, e vada, in seconda battuta, a vedersi Big Lebowsky). Ma chi sono questi Fetish Calaveras?
Rock-Ska cantato in italiano, divertente e suonato con dovizia. Non stiamo parlando di un nuovo traguardo del genere, ma di un buon gruppo di summenzionata scuola, che mescola a dovere gli ingredienti di una pietanza non così esotica oramai, ma certamente gustosa in questo caso.
Ad aprire il disco, ben prodotto e dai suoni calibrati a dovere, il già menzionato Jesus, che batte strada a “Jesus Christ Pentotal” che sulla base del famosissimo refrain di J. C. Superstar, costruisce un buon pezzo di Rock-ska, abbastanza morbido ma decisamente sculettante.
Rallenta i ritmi sul mid-tempo la canzone della bassista (così dice il sottotitolo), “Casetta in città”. I toni si fanno meno ska e più rockeggianti: i fiati sono tuttavia sempre importanti, e le trombe tratteggiano la melodia principale così come le pause ritmiche. Assoli whaeggianti decisamente rock e stacco finale accelerato.
“Esser Calavera” si dimostra la canzone più varia dell’intero lavoro, pur pescando nei clichè del genere, è vero. Nel calderone i Fetish Calaveras portano a giusto punto di cottura tutti gli elementi del sound che li contraddistingue: rock, veloci stacchi ska in levare, rallentamenti reggae, cori sguaiati e la loro dose di umorismo, non ancora menzionata, ma presente in tutte le canzoni in buona misura.
Divertente!
Come da titolo “Enola gay” è la cover cantata in italiano e decisamente più rock e dinamica del classico anni 80 degli OMD. Gli accordi son quei 3 lì, ma su di essi i Fetish Calaveras costruiscono una buona cover rock energetica e stravolta al punto giusto da non risultare un copia/incolla dell’originale (una nota: se avete occasione di vedere il video dell’originale, andate a farvi una pasta, che è meglio).
A chiudere il tutto, l’ultimo brano: “Rock’n’roll is dead”. Sorpassando sul dialogo che apre la canzone (non so veramente cosa dire...), i Fetish propongono, per quanto messaggeri di morte, il brano più veloce e rock di questo “La muerte trabaja siempre”: batteria potente, chitarroni, stoppati e tutti gli elementi del rock, effettivamente. Breve ma intensa.
Per chiudere, tralasciando una versione in spagnolo (è spagnolo?) di “Casetta in città”, che effettivamente non aggiunge molto a quanto detto, si può tranquillamente dare la promozione ai Calaveras, prodi seguaci del Rock e dello Ska, capaci di misurare le energie brano per brano e con una trapelante voglia di divertirsi.
Da vedere dal vivo.

rockabilly

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