Andrea Marchesini: Dif-fusion - Concert in Shillong

Big Gear Records (2004)

Andrea Marchesini

a cura di Alessio Rassi
GENOVA, 24 Maggio 2006
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Ci sono musicisti e musicisti, cantautori e cantautori, poeti che scrivono utilizzando la penna su di un foglio e poeti che utilizzano il suono come mezzo di produzione su di un supporto non tangibile ma presente quale l’aria. Ed è incredibile come la profondità di certe “poesie in suoni” giunga all’ascoltatore in maniera estremamente sublime, come se un poeta cantore leggesse un passo scritto.

Il paragone non è privo di fondamento se analizziamo questo “Concert in Chillong”, opera del notevole batterista\percussionista Andrea Marchesini, in collaborazione con il chitarrista genovese Alessio Menconi ed il bassista Pippo Matino, registrata in occasione di un tour in India durato la bellezza di 8 tappe.

Appare evidente, per chi non conoscesse il trio, che ci troviamo di fronte a musicisti tutt’ altro che “emergenti”, dotati di un back-ground musicale da far rimanere di stucco chiunque. Tale lavoro è la prova di come il jazz (debitamente contaminato da altre influenze) possa esplorare le parti più remote del concetto stesso di suono. E non è mai invadente, piuttosto taciturno ma al tempo stesso completo, corposo, tagliente.

Quando l’effetto sembra stabilizzarsi su lidi “slow” ecco che arriva la sferzata chitarristica o fiammeggianti paradido a portarti nel turbinìo del blues per qualche istante (si ascolti “Dif-Fusion” da metà in avanti) per poi riprendere i binari jazzistici e fusion.

Non servono parole, liriche: 3 strumenti sono in grado di fornire tutto ciò che serve alla costituzione di musica. E sono, spesso, più espliciti di qualsiasi testo. “Estremizzare” è un concetto molto più vecchio di qualsiasi altra musica. E in un mondo musicale il più delle volte indegno di essere fregiato di questo “titolo”, arrivano, innumerevoli e romantiche, le note e le percussioni di questi signori.

Maestri di musica, sicuramente. Maestri di gusto, direi indubbio. Disco non facile per i non amanti del genere. Vuoi perché è ben fatto, vuoi perché è suonato in maniera impeccabile, vuoi perché non è “cantato” (eccezion fatta per “Remembering”, ove compaiono solo accompagnamenti vocali) o semplicemente perché facente parte di quella categoria di “nicchia” che non potrà mai assurgere a genere di “tendenza”.

Ma, come la “mondializzazione” porta con sé esempi di sistemi intoccati\intoccabili, anche questo lavoro si inserisce, di diritto, nel suo posto di competenza, rispecchiando le doti dei creatori dello stesso. Senza parole (positivamente parlando).

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jazz, fusion


1) Calcutta's Joy
2) Bass Song For Napoli
3) Dif-fusion
4) Doctor Mike
5) Blues Verses
6) I Shot The Sheriff
7) Remembering
8) Teen Town
9) 'Round Midnight


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