
Se avete bazzicato anche distrattamente la scena musicale genovese negli ultimi anni, vi sarete di certo imbattuti nei La Rosa Tatuata. La band capitanata da Giorgio Ravera porta avanti dal 1993 un discorso musicale coerente ed onesto, lontano dalle sirene di trends o logiche commerciali.Le undici canzoni che compongono il loro ultimo lavoro - Caino, completamente autoprodotto - sono piccole storie in equilibrio tra un'anima rock e la canzone d'autore.
Tipica del mondo cantautorale è l'attenzione verso i testi, ricchi di immagini ("E pesco le mie carte cercando un jolly raro / nascosto tra le maniche di un baro) e non privi di una certa ricercatezza sul versante metrico/stilistico.La componente rock viene esplicitata in modo eloquente da un brano come Passa o Diao, in cui la personalità chitarristica di Paolo Bonfanti, ospite a sorpresa, elettrizza una riflessione sul lato oscuro della vita, impersonato dal diavolo e dal suo mantello oscuro.
Man mano che i diversi brani si susseguono, risalta la ricchezza degli arrangiamenti: quasi sempre infatti, alla classica triade chitarra/basso/batteria, vengono accostati hammond, sassofono e mandolin, creando così un insieme timbrico gradevole e sempre vario. Non mi sento di segnalare nessun brano in particolare, dato che il livello complessivo è decisamente alto ed omogeneo. Mi hanno particolamente colpito Cambiamenti (brano dal ritornello accattivante e potenziale singolo), Triora (per la componente narrativa del testo) e Pasqua '44, in cui la ricorrenza religiosa fa scaturire profonde riflessioni esistenziali.
Se nella musica ricercate soluzioni d'avanguardia, arditezze e modernismo a go go, passate oltre. Se invece credete che le sette note possano essere un veicolo di emozioni semplici e profonde, fate vostro questo cd, La Rosa tatuata, saprà parlare al vostro cuore.

rock

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