
Demo di sette tracce registrato in presa diretta, in maniera decisamente non ottimale, quello dei genovesi Skin and Bones.
Riconducibili ad un rock di stampo anglofono, la band purtroppo non convince, soprattutto a causa della qualità della registrazione e alla poca precisione e compattezza nel suono complessivo, sintomo di ancora scarsa esperienza da parte dei nostri.
Il lavoro si apre con la strumentale Let the show begins (begins?? NdR), a tratti confusa fra chitarre insicure e melodie poco coerenti; I tried to say I love you introduce la voce del cantante Andrea, ancora acerba per riuscire ad arrivare dritta alle orecchie - e al cuore - dell'ascoltatore; impressione confermata, ahimè, dalle successive Die you fucking bastard die. Testo in italiano per Qualcosa di più, il brano, a mio avviso, più significativo dell'intero disco, grazie, forse, al richiamo esplicito a gruppi come Green Day et similia, penalizzata fortemente dal cantato insicuro, in particolare nell'inciso, tanto da sfociare nella stonatura. Chiudono Taking Revenge e Silver Star, coerenti con i brani appena citati.
Il lavoro degli Skin and Bones è in gran parte deficitato dalla scelta di una registrazione in presa diretta, che, in questo caso, mette in luce batterie imprecise e a tratti fuori tempo e chitarre non del tutto accordate, sviando l'attenzione dal lato compositivo dei quattro giovani musicisti, tuttavia ancora immaturo. Nota a parte meritano i testi, presentati in un inglese poco convincente, sopratutto per quanto riguarda la pronuncia: le parole non vengono scandite adeguatamente, rislutando spesso incomprensibili.
Contavo, in questo senso, nella presenza dei testi stampati ma, ahimè, essi non sono pervenuti insieme al disco.
Idee e voglia di suonare indubbiamente non mancano, ma c'è ancora molto, moltissimo lavoro da fare. Attendo curiosamente ulteriore materiale, con il consiglio di affinare i dettagli e prestare maggiore cura agli arrangiamenti.

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