Fungus: 25grams

autoproduzione (2006)

Fungus

a cura di Matteo Marsano
GENOVA, 21 Maggio 2007
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Proposta rock spiccatamente settantiana quella dei Fungus, che con i loro 25grams condensati in cinque pezzi illustrano con dovizia di particolari la fisionomia prettamente vintage della propria Musa, sospesa tra rock chitarristico, caldo e valvolare, e robuste tentazioni folk, acustiche e dal gusto celtico, irlandese. Nomi come Wishbone Ash, Fairport Convention, Thin Lizzy, o nell’underground quello dei The Lord Weird Slough Feg (di cui i Fungus potrebbe essere versione più agreste, meno epica e metallizzata) sono i paragoni che preferisco per il loro rock onesto e concreto; rock che, complice il pur buon timbro del singer, suona a tratti sporcato di grunge, di quello ahimé più annacuqato e liminare al country-rock, latitando peraltro un pò per personalità e capacità di sintesi.

Alquanto povera la pronunicia inglese e il vocabolario – e di conseguenza tutto il dipartimento “lirico” – povertà che comunque non inficia la resa generale del suond nell’ambito del genere di musica proposto. Buono il feeling e l’interplay complessivo tra gli strumentisti, con la chitarra in grande evidenza, capace di fraseggi espressivi e di buon livello tecnico, forse non propriamente ricercatissimi per scelta di note ma efficaci nel loro gusto prettamente blues-rock. Meno laborlimate appaiono le strutture dei pezzi, a tratti un po’ dispersive e mancanti dell’incisività necessaria per catturare completamente l’attenzione, e con il groove delle basslines a farne da spina dorsale – postiva, quindi, la prova della sezione ritmica.

La ballata elettrica 25grams, che apre e titola il lavoro - divisa nettamente in due parti, la prima più francamente folk-rock arricchita dal timbro pieno di Dorian, la seconda a mò di coda in disfacimento, più liquida e tesa - si apre in fade-in e termina bruscamente con uno stop annunciato a sorpresa dal testo, lasciando campo libero al rock a “tutto tondo” di Hang On Your Lips.
Buon pezzo quest’ultimo, lanciato per metà sui soliti binari di (hard) rock old-fashioned, tirato e grintoso, con un break acustico di buon livello che reintroduce poi il tema iniziale, con in mezzo un azzeccato e vitaminico assolo sulle pentatoniche. Non propriamente originale la progressione armonica della power ballad Eternal Mind, che recupera dall’ABC dell’hard progressivo molto del suo sapore, per poi chiudere con una certa pigrizia agreste inflitta a schitarrate che non riesce a convincermi molto.

Piuttosto irritante poi la melodia di Holy Father, cantata con una grazia abrasiva degna di Fogerty, ma all’interno di un brano che, di vagamente interessante, ha soltanto i bridge, non fosse per i vocalizzi alla Vedder che sembrano messi lì apposta per appiattirli. Ottimo tiro invece nella concusiva Logical Fish, grande groove di basso e bella cantilena “maschia” nelle vocals del refrain, incisive e di buon impatto: questo il pezzo che mi ha più francamente ricordato i già citati Slough Feg. Ci si perde poi un po’ nella coda, dove la sensazione di incompletezza, da jam session, regna sovrana, corroborata dalla scelta di chiudere pezzo e lavoro con un poco rassicurante fade out, emozionalmente piatto.

Lavoro sufficientemente interessante questo, che paga però a caro prezzo una certa mancanza di incisività nella costruzione dei pezzi, e la grossolanità di alcune partiture elettro-acustiche, in cui il contesto musicale, ad eccezione della voce, appare privo sia di grinta “rock” che della grazia del country o del folk. Va da sé poi un certo immobilismo musicale che potrà parere ad alcuni stantio e raffermo; e ci sarebbe da notare come, pur non perdendo per questo la sua ragione d’essere, tale revival andrebbe forse ravvivato con qualche idea più lucidamente iconoclasta.

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rock, psichedelia


1. 25grams (2:41)
2. Hang on your lips (6:07)
3. Eternal mind (5:09)
4. Help me (Holy Father) (3:05)
5. Logical fish (5:33)


Sito ufficiale
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Fungus @ Buridda, 20/12/08
Careful!
(autoproduzione, 2004)

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