Ritual of Rebirth: Ethical Disillusion

Nadir Rock, Masterpiece Distribution (2008)

Ritual of Rebirth

a cura di Michelangelo Repetto
GENOVA, 11 Ottobre 2008
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Finalmente esce il tanto agoniato full-length dei Ritual Of Rebirth, interessante death-metal band genovese formatisi ad inizio millennio, che ha saputo creare, nonostante svariati cambi di formazione, un inconfondibile trademark.

Il suono del combo ha avuto un’evoluzione sia nella forma canzone che nelle atmosfere, attraverso numerosi demo, incrementando notevolmente la violenza e la potenza delle proprie composizioni, attraverso un wall of sound chitarristico dannatamente potente, sostenuto da una solida sezione ritmica, che non disdegna linee di doppia cassa intricate, mai banali, ricche di accelerazioni ed acciaccature (flams); il basso soffre un po’ l’accordatura ribassata. Le linee vocali sono alternate fra parti in screaming, growl e in pulito (queste ultime per lo più su ritornelli e su qualche bridge); questa è da sempre una delle peculiarità del sound dei cinque metal kids, nonché valore aggiunto all’essenza dell’impatto più melodico che rende il lavoro digitale maggiormente apprezzabile anche ai meno avvezzi al metallo estremo, così come gli squisiti assoli di chitarra, talvolta dal gusto ottantiano.

Veniamo al disco in oggetto: prodotto da Tommy Talamanca dei Sadist, Ethical Disillusion si apre con il brano Shapeless, dove viene subito messa in chiaro l’inaudita e sadica violenza del lead singer Ale Gorla (già bassista di The Famili, side-project dei sopracitati Sadist nda). Si passa a Japanase Syndrome, forse uno dei brani migliori del CD: sincopato nell’incedere, il pezzo trova il proprio zenit nell’irresistibile chorus, in un azzeccatissimo matrimonio tra la voce growl di Ale e lo screaming di Fabio. Segue Random Hate, un midtempo caratterizzato da sporadiche spruzzate di synth e da un ritornello con voci pulite, che può ricordare i migliori System of a down. Più transitoria la successiva Compromise does fail: si salva per il bell’assolo e per i notevoli passaggi di basso. Intro abbastanza aperta per Disconnected che poi sfocia in un ritornello bello arrabbiato e in una parte strumentale di altissimo livello al centro e sul finale.

Cadenzata come l’incedere di un carro armato arriva Toy: la canzone spicca soprattutto per il bel lavoro di doppia cassa. Altro pugno nello stomaco intitolato Memories: pezzo violento e ben strutturato, taglientissimo il growl di Gorla, bello il bridge arabeggiante di Fabio, coinvolgente il ritornello. We don’t listen: frenetico massacro sincopato, forse un po’ troppo lungo. Veniamo a Desire: nei suoi 3 minuti e 28, questo brano forse rappresente la summa teologica dei Ritual of Rebirth; nessuna pecca: diretto e ricco. Meno fulmicotonica e riuscita la successiva Store, stancante nei suoi 5 minuti. Di tutt’altra caratura Last Pulse, caratterizzata da un killer-riff iniziale e una parte più aperta che può ricordare i migliori momenti di Enthrone Darkness Triumphant dei Dimmu Borgir. Chiude il platter l’introspettiva Shame on me, dal sapore molto southern (Pantera, Black Lebel Society) ed unico episodio di voce pulita del main singer.

Artwork un po’ scarno ma efficace.

Il lavoro nel complesso è buono e molto ben prodotto: consigliato soprattutto agli appassionati, e a quelli che vogliono ampliare i propri orizzonti nell’ambito del metal estremo.

Concludiamo riportando che il disco è dedicato alla memoria di Amedeo Dragotto, storico ex batterista della band tragicamente scomparso nell’estate 2007.

Line-up:


mr. Ale Gorla: Voce solista
Fabio Palombi: Chitarre, voce
Davide Bruzzi: chitarre soliste
Nicola Giordanella: Basso
Daniele Panucci: batteria

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death metal


1 - Shapeless
2 - The Japanese Syndrome
3 - Random Hate
4 - Compromise Does Fail
5 - Disconnneted
6 - Toy
7 - Memories
8 - We Don’t Listen
9 - Desire
10 - Stone
11 - Last Pulse
12 - Shame On Me




Sito ufficiale
Myspace


Desire
(autoproduzione, 2006)
Toy
(autoproduzione, 2003)

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