Lilium: Others

autoprodotto (2009)

Lilium

a cura di Daniele Assereto
GENOVA, 25 Luglio 2009
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Nebbia tutto attorno.

Non so dove sto andando. Non lo so. I passi mi trascinano come sotto l'effetto di una lunga trance per questi boschi oscuri, e tutto attorno a me ci sono solo ombre. Ombre di alberi morti, ombre di un sottobosco fantasma. Ombre massicce e pressanti, che sembrano assumere forme distorte e cercano di lambire il mio perduto cammino. Lo sguardo si sposta, incerto, alla ricerca di qualche sicurezza che è oramai venuta a mancare. Tremo nel più profondo del mio essere, e sento da lontano provenire una melodia pulsante, sulle ali di uno sciame di libellule cadaveri. E' una melodia sognante, una melodia pesante, è una melodia ancestrale e allo stesso tempo moderna, con sbalzi d'umore e di gradazione cromatica.

La nebbia si infittisce.

Chitarre acide che assumono spinte suicide e diventano soffuse e melliflue nel giro della stessa canzone. Alzo una mano nelle tenebre per cercare di afferrare quei suoni che mi stanno trapanando il cervello, quella voce che ora sussura e ora urla fuori dalla gola la sua rabbia graffiante. Alzo una mano cercando di fermare i miei passi, ma è tutto inutile: la mia volontà mi sta conducendo, senza alcuna possibilità di opposizione, verso una destinazione ignota. La musica aumenta, assume sempre di più pulsazioni che mi riportano alla mente quel cuore malato. Il suo cuore malato. Chiudo gli occhi con tutta la forza possibile, al punto che quasi mi lacrimano le palpebre, e urlo. Urlo la mia preghiera fuori dalla gola. Urlo che quelle note cessino subito, urlo che quelle note non si fermino mai.

C'è solo più nebbia.

Pausa. Mi fermo. La musica sembra voler rallentare per un attimo, e lascia intravedere oltre quel respiro ansiogeno che fino ad allora l'aveva caratterizzata. Ma non è un momento di respiro tranquillizzante, tutt'altro: sento l'angoscia che germoglia dentro il mio cuore, e cerca di farsi strada attraverso tutte le arterie. E il riposo è solo un'illusione temporanea, destinata a svanire subito: il muro incorporeo di suoni ricomincia, e sembra volermi prendere per mano. Mi abbandono completamente ad essa, e mentre corro veloce attraverso gli alberi, con i rami che mi graffiano in viso ricordandomi di essere vivo, scopro di non essere mai stato in grado di camminare. Sto correndo verso un percorso che conosco perfettamente, ma di cui ho perso i ricordi. Le canzoni che continuano a echeggiare lasciano un percorso di nostalgica ed eterea passione che riesco a seguire, e che non lasciano spazio a sensazioni di gioia. Sento una contrazione, e d'un tratto so di essere arrivato a destinazione. Ruggisco fuori tutta la fatica, e guardo il sole che è finalmente sorto, proprio davanti a me.

La nebbia è svanita.

Sono restati solo i Lilium. Fatevi accompagnare anche voi nelle foreste perdute della vostra coscienza, potrebbe valerne la pena. Are... you... ready?

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