Come Quando Non Puoi Ridere: Yes weekend

autoprodotto (2009)

Come Quando Non Puoi Ridere

a cura di Daniele Assereto
GENOVA, 26 Luglio 2009
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Quanto un musicista è influenzato dalla musica che ascolta, nella composizione dei propri brani? Non esiste una risposta precisa: a volte le influenze sono vaghe, a volte palesi e schiette. Ci sono artisti che affermano di non ascoltare niente di niente per non restare compromessi nel momento della creazione [oh, mendaci voi!] e altri che riescono a sciorinare elenchi infiniti di nomi che nulla hanno a che fare con il genere che alla fine fuoriesce dal disco. Ovviamente è un puro fattore soggettivo, ma non si può negare che, se una persona predilige ascoltare un certo tipo di musica dal mattino alla sera, questa poi non si possa notare in qualche modo, più o meno esplicitamente, sul prodotto finito. E quando questo capita, come per i Come Quando Non Puoi Ridere, non può che essere un piacere.

Sul loro spazio myspace il gruppo si definisce folk stoner, ma è una definizione che sta decisamente stretta al gruppo genovese: composizioni articolate che partono da una matrice rock, per andare a sconfinare ben presto in ambienti crossover con qualche indefinito sapore prog. Canzoni di non facile definizione e assimilazione, infatti, sono quelle che compaiono sul loro demo d'esordio Yes weekend. E non posso farci niente, ma il richiamo che più mi viene in mente è proprio quello dei Faith No More, con l'eclettismo vocale del cantante che spesso e volentieri si ritrova a percorrere i cammini che tanto furono cari a Mike Patton. Certo, il brano C.Q.N.P.R. ha anche sonorità e ritmiche che richiamano alla memoria i Fates Warning di One, ma non è in questa direzione che il gruppo ha deciso di incamminarsi per trovare una propria identità ben definita. Una identità personale, contornata dall'uso di chitarre distorte e pulite che sanno fare il loro mestiere nell'incastrarsi alla perfezione nella trama delle canzoni. Una identità che li porta anche ad accarezzare timbriche tipiche di Capossela in Palude, con la voce portante che subito dopo l'intro circense va a coprire territori che sarebbero più appropriati in un Pelù d'annata. Una identità che non disdegna l'utilizzo di cori per enfatizzare ritornelli mai immediati, su testi incisivi e penetranti.

Sei tracce, sei canzoni che dimostrano una maturità compositiva difficilmente eguagliabile [ma d'altra parte i musicisti non sono fioriti fuori dal nulla, e arrivano da altre esperienze sui palchi liguri] ed estremamente varia, impreziosita da una registrazione non raffazzonata ma che è all'altezza della struttura dei brani e che va ad aggiungere punti al risultato finale del gruppo. Sei canzoni, una differente dall'altra. Sei canzoni, con la conclusiva Accappella che sembra quasi un gioco dei Mr Bungle [e qui si ripresenta lo spettro ed il plettro di Patton] dalla breve ma incisiva durata.

Non soddisfatti dalla loro proposta, inoltre, il gruppo non disdegna esibizioni acustiche in cui i propri brani vengono sciolti ed alterati fino a raggiungere una nuova dimensione che aggiunge spessore e corpo ad un'entità che, anche se nata da poco, sa già camminare sicura sulle proprie gambe. Ma il discorso "interpretazione acustica nei live" è troppo lungo da trattare adesso, quindi...

Quanto un musicista è influenzato dalla musica che ascolta, nella composizione dei propri brani? Non esiste una risposta precisa, ma i Come Quando Non Puoi Ridere hanno dimostrato di saper riprendere quanto è a loro caro per poi riuscire a concretizzare canzoni nuove ed originali. Restiamo quindi in attesa di un disco completo, nella speranza che trovino anche il modo di uscire da una Genova che, sempre di più, castra e incastra i propri musicisti.

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folk, stoner


1 - C.Q.N.P.R.
2 - Quante parole
3 - Palude
4 - Rogna
5 - Mario e Lacca
6 - Accappella



Myspace


Come Quando non Puoi Ridere + Kramers @ Terrazza Virgin, 22/07/09

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