Ianua: L'occidente

Il levriero (2007)

Ianua

a cura di Massimo Ponte
GENOVA, 11 Ottobre 2009
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Era da tempo che volevo scrivere, in sede di recensione, degli Ianua, e prima di affrontare il lungo viaggio che inizierà con l’ascolto dell’album da loro appena pubblicato (“Italia: ultimo atto”), mi è gradito soffermarmi sul lavoro precedente: “L’Occidente”, ep di quattro brani pubblicato nel 2007.

Ianua è un gruppo genovese che può considerarsi a buon titolo un drappello di ottimi musicisti che grazie alla forza evocativa delle loro composizioni, disorientano sistematicamente le nostre superficiali certezze, sclerotizzate da decenni di incuria emozionale.
Questi nove musicisti parlano infatti un linguaggio diverso, sono diverse le loro coordinate espressive e sonore ed utilizzano i loro mezzi per scavare fra le macerie delle (false) mete acquisite ma non interiorizzate.
Ianua è una formazione che traccia solchi apocalittici all’interno di sonorità folk austere e grevi come i temi che tratta:
visioni drammatiche di episodi di guerra (“In battaglia”), narrate con freddezza liturgica; sguardi impietosi sulla realtà quotidiana del presente (“L’Occidente”); suggestioni anomale evocate da una processione religiosa svoltasi chissà quando in meridione (“Santa luce dei macelli”).
Mercy, il capo pattuglia con i suoi fidi, offre uno sguardo apparentemente immobile che non deraglia mai da una visione assolutamente fuori dagli schemi e che brilla di luce oscura nel panorama musicale odierno, con una originalità di forma ed intenti che non ha eguali nella nostra penisola.
Traccia scenari di desolazione e sconfitte pur nel distacco di un cantato recitante al quale talvolta si affianca l’algida presenza della voce femminile di Stefania D’Alterio.

“L’Occidente”, primo brano dell’ep, elenca con una voce non del tutto a fuoco la povertà morale di quella parte di mondo che sembra aver perso la rotta per una vera vita da vivere. L’arrangiamento, nutrito da trombe western (Fulvio Di Clemente), acuisce il senso di struggimento per un senso della vita che si sta smarrendo;

“Santa luce dei macelli”, cantata dalla D’Alterio, narra in forma di tango/marcia/rumore l’orgia di esaltazione/disperazione che viene a crearsi durante una processione religiosa, utilizzando un vocabolario volutamente arcaico;

“Il sereno e la tempesta”, terzo brano del disco è una ballata strumentale di impronta medievale, unico momento di serenità di questo percorso sonoro;

“In battaglia”, in chiusura, cover di “In battle” degli Strawbs, è la cronaca spietata di un fatto di guerra del lontano 1917; sgradevole nel raccontare le atrocità del conflitto con una crudezza declamatoria che paralizza l’ascoltatore.

Non importa che il disco riporti la data di pubblicazione MMVII, un prodotto come questo è svincolato dalla logica di novità: non è un prodotto di intrattenimento, di musica d’evasione, di mercato: semmai ne è l’alternativa. Può piacere o meno ma non andrebbe ignorato.



Mercy - voce, marranzano”malandrino”, concepto, liriche, musiche, cori, arrangiamenti;
Stefania D’Alterio – voce, liriche;
Fabio Gremo – chitarra classica, musiche, cori, arrangiamenti;
Francesco la Rosa – percussioni, programmazione macchine;
Fabio Carfagna - chitarre acustiche ed elettriche, musiche, cori;
Giuseppe Spanò - pianoforte, cori;
Davide La Rosa - fisarmonica, percussioni,cori;
Azoth - basso elettrico;
Fulvio Di Clemente - tromba, trombone.

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folk, melodramatic popular song


1 - L’Occidente
2 - Santa luce dei macelli
3 - Il sereno e la tempesta
4 - In battaglia (The battle – D.Cousins)



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