

Maurizio Bianchini è il
fondatore del gruppo dei Percussionisti, ensemble nato all’interno
dell’Orchestra Sinfonica della Rai di cui Bianchini è percussionista e per
conto della quale si occupa dell’Editing e mastering della produzione musicale
uscita su etichetta Videoradio.
Bianchini è la mente che sta
dietro alla realizzazione di questo cd, da lui composto e prodotto, egli ha una lunga storia di musicista alle
spalle, avendo frequentato nel corso degli anni svariati generi musicali, dal
progressive rock dei Maxophone al jazz dei Nylon Club, collaborando con
artisti italiani quali Branduardi e Bennato nonché con varie orchestre quali la
Filarmonica e il Teatro Regio di Torino, il Carlo Felice di Genova, lo RSI di
Lugano.
Tutta questa storia
dell’artista milanese, riassunta davvero in poche parole, serve a rendere
chiaramente l’idea di cosa ci si può aspettare da questo lavoro da lui prodotto,
formato da 32 composizioni per strumenti a percussione uniti ai suoni
tradizionali dell’Orchestra quali voce (purtroppo in un solo brano), fiati ed
archi. Quello che caratterizza il disco è però l’aggiunta di una programmazione
elettronica che lega l’insieme delle partiture e coltiva l’ambizione di
rappresentare una sorta di ampio ventaglio sonoro fra l’insolito e
l’affascinante che sazi la sete di comunicare del musicista con un proprio
lessico al di fuori dell’Orchestra Sinfonica Nazionale. Bianchini è autore di
tutti i brani contenuti nel cd insieme ad alcuni suoi compagni percussionisti,
ovvero Giorgio Spriano (coautore di 8 brani), Claudio Scolari (coautore di di 4
brani), Roger Catino e Graziano Pegoraro (coautori in 3 brani), Claudio
Tarantola (2) e Carmelo Gullotto (1), l’ensemble è completato da Stefano
Cantarelli, Claudio Romano, Alberto Occhiena per citarne alcuni.
Il lavoro si presenta
articolato ed efficace, all’interno di musica d’ambiente evocativa e tutt’altro
che statica, fonte di visioni e stati d’animo i più diversi fra loro che nella
brevità delle composizioni e il loro susseguirsi senza una logica apparente
giocano la carta migliore. Questo consente alla musica di aggirare il pericolo
di replicare se stessa all’infinito ma non lo evita del tutto, dando
dimostrazione che la classe quando c’è
si rivela intatta (To captain, Amazon, Sequel), ma la generosità di
confezionare oltre 74 minuti di musica non può fare a meno di racchiudere in sé
anche momenti in cui il mestiere prende il sopravvento sull’espressività del
gergo musicale finendo per non rispecchiare più nel contenuto l’esotismo evocato
dal titolo (A night in the desert). Capita infatti che alcune composizioni
siano nulla di più che stacchi e interludi simili a passaggi minori di colonne
sonore che, estrapolate da una loro funzione specifica, risultano poco
significative.
Buono nel complesso.

strumentale

Sito ufficiale
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