Kobayashi: Kobayashi


a cura di Luca Marino
GENOVA, 21 Maggio 2009
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Vi capita mai di pensare che ormai il panorama italiano versi in condizioni abbastanza pietose e che nulla possa risollevarlo da quel baratro in cui sembra che volontariamente decida di precipitare sempre di più? A me spesso. Poi a tratti vedo un po’ di luce e ingordo cerco di assimilarla quanto più posso. I Kobayashi sono la fiaccola di questa giornata.

Vi capita mai di assaporare qualcosa e pensare che assomigli ad altro, pensare di aver capito a cosa, ma subito dopo ricredersi e ritornare a pensarci cercando nuovamente qualcosa che almeno ci possa somigliare? I Kobayashi oggi sono anche questo gusto. Ascolto il loro disco e penso, ad ogni ascolto, ad ogni traccia, di aver finalmente capito quale sia il loro genere.

Puntualmente invece sbaglio. A tratti ci vedo il post-rock,dolce e ritmato, poi ci sento la rabbia del Teatro Degli Orrori, dei Super Elastic Bubble Plastic e dei One Dimensional Man. Ma forse sono fuori strada lo stesso. Tv Lumiere, forse, ma anche minimali e sincopati come i migliori Shellac e Three Second Kiss,e perché no, anche post-punk, ma con la cantata in italiano.

Sono semplici e irriverenti, di facile impatto, pur essendo sperimentali, e con influenze davvero ben amalgamate. Tredici tracce,che pur spaziando tra generi e attitudini diverse, tessono un sottile filo conduttore, rendendolo davvero un buon prodotto.

“Siamo tutti uguali…” recitano in Tubo, e io aggiungerei che, per fortuna, non è proprio così.

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alternative, indie rock


1. Primitivo
2. tubo
3. in pieno inverno (essellekappa)
4. seconda crepa
5. equilibrista
6. ho visto l’aurora
7. io non vorrei che voi camminaste sui pavimenti di tutti in cerca di ascolti proibiti
8. quasi a casa
9. gioia inutile
10. crepa3
11. rido per niente
12. lana
13. tutti gli uomini nascono




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